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La denuncia viene dall’Associazione dei giovani avvocati (Aiga) che ha puntato il dito su quella disposizione, contenuta nel collegato lavoro, che, definendo i requisiti che deve possedere il terzo arbitro scelto dalle parti nell'arbitrato sulle controversie di lavoro, restringe la scelta a professori universitari e avvocati cassazionisti. "L'Italia è davvero singolare perché si continua a ripetere che il nostro non è un paese per giovani, che il sistema paese è afflitto da una gerontocrazia cronica –ha rilevato il presidente dell'Aiga, Giuseppe Sileci - tanto che qualche tempo fa era stata lanciata l'iniziativa di un manifesto con il quale i sottoscrittori si impegnavano a lasciare ogni incarico pubblico e politico al raggiungimento dei sessanta anni - ma il parlamento continua ad approvare norme dichiaratamente contro i giovani. Considerata l'età media dei professori universitari - non certo giovane - e dei cassazionisti (la iscrizione al relativo albo è subordinato a molti anni di esercizio professionale), è fin troppo facile comprendere come questa norma sia ostile ai giovani avvocati e fondamentalmente irragionevole perché fondata su una presunzione regolarmente smentita dalla esperienza, e cioè che l'anziano sia più preparato del giovane" ha proseguito Sileci, il quale ha concluso confidando che l'attuale maggioranza emendi questa disposizione stabilendo che il terzo arbitro possa essere nominato tra gli avvocati legalmente esercenti, indipendentemente dalla anzianità di iscrizione all'albo forense".