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“Ancora una volta a pagare per la politica sanitaria del Presidente regionale che ormai ricopre la carica di Commissario ad acta per il piano di rientro dal deficit e quella di Assessore ad interim per la Sanità sono gli operatori delle strutture di eccellenza. L’Azienda San Raffaele viene ampiamente penalizzata dai tagli regionali sia come forza produttiva del territorio che si troverà con 402 dipendenti specializzati in esubero, sia come cuore portante delle prestazioni sanitarie per la riabilitazione motoria e l’assistenza residenziale e in hospice. È davvero grave che in seguito alle ultime scelte portate avanti dalla Regione l’Azienda non riuscirà più a garantire il proprio contributo assistenziale a tutti quei cittadini che ne hanno periodicamente bisogno. È quanto ha dichiarato il segretario regionale della Fials Confsal Gianni Romano dinanzi alla comunicazione spedita alle parti sindacali sull’avvio della procedura di mobilità che coinvolge 1657 dipendenti a tempo indeterminato nelle 12 strutture presenti tra il Lazio e l'Abruzzo. La Nostra Organizzazione in diverse occasioni si è trovata a mettere in discussione la consequenzialità e il coordinamento gestionale delle politiche sanitarie puntando il dito contro il rischio di mobilità e di successivo licenziamento degli operatori sanitari quando, le strutture private accreditate si fossero ritrovate strette nella morsa di forti razionalizzazioni. Queste forti razionalizzazioni – precisa Romano – oggi si sono concretizzate perché la politica che porta avanti il Presidente è quella di un amministratore che sperando di riuscire a risparmiare chiude gli ospedali, taglia i posti letto e mette sul baratro della mobilità gli addetti alla sanità, per i quali peraltro no è nemmeno prevista la copertura sociale della cassa integrazione. Il Presidente Marrazzo anche in questa occasione infatti non si è smentito e – continua Romano - invece di analizzare quali percorsi di razionalizzazione adottare per conseguire una vera e propria politica del risparmio eliminando il superfluo delle spese legali esternalizzate, delle consulenze progettuali e degli investimenti immobiliari di qualche manager, sta preferendo fare presto e dare una sforbiciata ai budget indirizzati alle case di cura, rimodulare i tariffari e unificare i costi delle prestazioni domiciliari. Senza sapere che la ricaduta, successivamente al personale messo in mobilità, la subiranno i cittadini che quotidianamente vengono assistiti e che invece si ritroveranno senza alternativa. Riteniamo che il Presidente deve prendersi pubblicamente la responsabilità dei documenti che sta sottoscrivendo giorno dopo giorno e che dovrebbero servire al ripiano del debito. Nell’immediato infatti stiamo assistendo soltanto a un risparmio risibile e contemporaneamente – conclude Romano - a una ripercussione drammatica. Come farà il Presidente a giustificare dinanzi ai cittadini di Montecompatri la chiusura della Casa di cura San Raffaele e dinanzi a quelli di Roma la cessazione dell’attività ambulatoriale del Presidio San Raffaele di Termini? Sono oltre tre anni e mezzo che Piero Marrazzo è alla guida della cosa pubblica regionale e da tre anni e mezzo, prima assieme all’Assessore Battaglia e da quattro mesi con l’interim, sta facendo a pezzetti tutta l’offerta sanitaria con dei provvedimenti estemporanei e non informando neanche preventivamente tutte le forze sociali di quanto stava per accadere agli operatori del settore”.