Anno III - Numero 199 - Chiuso in redazione: Martedi 18 Novembre 2008 alle ore 16:00 archivio storico

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Sorpresa, l'Italia non e' di serie B. Anzi
Uno studio colloca il nostro paese ai vertici della classifica mondiale del commercio con l'estero

di Laura Cherubini

Sorpresa, l'Italia non e' di serie B. Anzi
“Ma quale sorpresa, l’avevamo detto - commenta Giuseppe Morandini, vicepresidente di Confindustria - conosciamo i sacrifici sostenuti dalle imprese negli ultimi anni per mantenere le posizioni di mercato e generare un’dea al giorno. Conosciamo gli sforzi dei nostri collaboratori per sostenere i marchi in tutto il mondo”. All’improvviso - grazie a un indice poco conosciuto elaborato da Onu (Unctad) e Wto che si chiama Tpi (Trade performance index) - si scopre un’Italia ai vertici della classifica mondiale del commercio con l’estero e si allontana l’immagine di un’Italia in declino in parte costruita da classifiche impietose - come gli indici dell’Imd di Losanna o quello del World economic forum - che posizionavano l’Italia dopo Zimbabwe o Bulgaria.
“Il fatto è che in questi anni abbiamo vissuto un paradosso - aggiunge Marco Fortis, docente di economia industriale alla Cattolica di Milano – un’industria che va benissimo sui mercati internazionali, ma che fatica all’interno”.
I più apprezzati all’estero sono i settori delle “quattro A” - abbigliamento, arredo, alimentari, automazione meccanica – che da soli custodiscono un "tesoretto" (113 miliardi nel 2007) che compensa il deficit commerciale storico (120 miliardi): energia, automobili (soprattutto di lusso), chimica farmaceutica, elettronica, materie prime.
 “L’Italia che compete ha successo e nel mondo e' seconda solo alla Germania – continua Fortis che è anche autore del dossier che sarà pubblicato dalla Fondazione Edison sul Quaderno di agosto – ma spesso si e' fatta confusione tra attrattività e competitività”. Insomma, e' vero che l’Italia non attira: burocrazia, criminalità, costo del lavoro troppo alto, ristagno dei consumi allontano gli investimenti ma questi fattori non influenzano le esportazioni (il 20% del PIL). Anzi, il commercio estero si conferma l’eccellenza dell’economia italiana ma non bisogna dimenticare che c’è il divario Nord-Sud da recuperare, le famiglie da rassicurare, il motore interno da riavviare.
“Ma siamo in allarme anche all’estero - avverte Morandini - facciamo fatica con i prezzi alle stelle e i cambi sfavorevoli, non più gestibili. Come imprese abbiamo dato idee e margini. Ora aspettiamo risposte e sostegno dal sistema paese”.

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