Anno III - Numero 199 - Chiuso in redazione: Martedi 18 Novembre 2008 alle ore 16:00 archivio storico

menu
Questo spazio è riservato alla pubblicazione di articoli di ordini, associazioni o enti. Se vuoi avere anche tu il tuo spazio per scrivere contattaci
aerarium



opinione
opinione
opinione
Ccnl degli studi professionali: primo passo per un nuovo modello contrattuale

di Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni

Ccnl degli studi professionali: primo passo per un nuovo modello contrattuale

Il nuovo Ccnl degli studi professionali, siglato nei giorni scorsi dalla Confprofessioni e dalle altre associazioni datoriali con i sindacati confederali, rappresenta un risultato soddisfacente e ben equilibrato, che tiene conto delle esigenze dei dipendenti, ma getta anche le basi per una riorganizzazione complessiva del modello contrattuale, a partire dalla durata triennale. Per i prossimi tre anni (non più due), dunque, la parte economica rimane bloccata. Allo stesso modo, con l'incremento all'1,55% del contributo a carico del datore di lavoro nella retribuzione utile ai fini del calcolo del Tfr, abbiamo voluto destinare più risorse alla previdenza complementare, per incentivare le adesioni al Fondo. Se avessimo voluto usare il bilancino dell'orefice oggi non saremmo qui a parlare del rinnovo del Ccnl, ma saremmo ancora impegnati a mostrare i guantoni nel round negoziale di un contratto scaduto il 30 settembre 2007. Con quali prospettive? Guardiamoci intorno. Il settore del commercio ha raggiunto un accordo che prevede l'apertura domenicale con un aumento retributivo medio di 140 euro. Un punto di equilibrio (soddisfacente o oneroso?) che comunque non ha trovato l'appoggio della Cgil. Il tavolo tra Confindustria e sindacati per la riforma dei nuovi modelli contrattuali è partito in salita, sulla ripida forbice fra l'inflazione programmata (1,7%) e quella ufficiale rilevata dall'Istat (3,8%). La distanza è molto ampia e comincia a pesare, non solo sul fronte contrattuale, ma soprattutto sui consumi e sulla domanda interna, già fortemente penalizzata dall'impennata del petrolio e dai rincari energetici. Le prospettive macroeconomiche non sono favorevoli e l'economia italiana sta scivolando verso una pericolosa stagnazione. Il Ccnl appena sottoscritto dalla Confprofessioni va inquadrato in questo contesto economico e sociale. L'impostazione di base che abbiamo voluto dare al nuovo contratto porta in grembo tutte queste valutazioni; anzi, si spinge ben oltre fino a introdurre, in via sperimentale, nuove forme di welfare che dovrebbero rappresentare un modello da seguire nella più ampia riforma dei contratti nazionali. Siamo i primi, infatti, ad estendere l'assistenza sanitaria integrativa ai praticanti e ai collaboratori coordinati e continuativi anche a progetto, grazie alle coperture assicurative offerte dalla nostra Cadiprof, la Cassa di assistenza sanitaria per i dipendenti degli studi professionali. Naturalmente, si tratta di una facoltà che spetta al datore di lavoro, ma è innegabile che uno studio professionale è formato da un nucleo di professionalità che interagiscono quotidianamente tra loro, in uno scambio reciproco di informazioni tra professionisti, dipendenti, praticanti e collaboratori. Uscendo dalla logica del precariato, abbiamo voluto mettere nelle mani dei datori di lavoro uno strumento che consenta loro di stabilizzare il rapporto con i propri collaboratori e, al tempo stesso, fidelizzare quelle risorse che domani saranno chiamate a far parte della squadra. Abbiamo pensato ai giovani e alle loro difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro e negli studi professionali, ma anche all'imbarazzo che incontrano i datori di lavoro davanti a un periodo di prova troppo limitato per misurare le potenzialità delle nuove leve. La soluzione contrattuale di allungare il periodo di prova va, dunque, in questa direzione, eliminando quelle sacche di precarietà all'interno degli studi. Abbiamo fatto un buon lavoro. Il verbale di accordo lascia tuttavia aperta la porta a una serie di problematiche che verranno affrontate già dal prossimo settembre. L'evoluzione e la complessità raggiunta dall'attività degli studi non permettevano, infatti, soluzioni pasticciate per individuare, codificare e inserire all'interno delle aree specifiche nuove competenze che si stanno affacciando agli studi. Pensiamo all'igienista del lavoro o al redattore dei capitolati: quale profilo, quali caratteristiche contrattuali presentano queste nuove figure che devono assolvere ai bisogni emergenti della collettività? Su questo fronte, la partita è decisiva: si tratta di portare gli studi verso standard qualitativi e di eccellenza, che consentano di competere ad armi pari in un contesto nazionale e internazionale sempre più caratterizzato dalla concorrenza e dalla globalizzazione. Non si può sbagliare. Né si può cadere nel tranello dei sindacati che giocano contemporaneamente su più tavoli. Le controparti sindacali della Confprofessioni sono le stesse che trattano con il commercio e con il terziario. Qui gli interessi e le tensioni sono fortissime, perché migliaia di società che fanno capo a professionisti, prevalentemente quelle che svolgono attività strumentali, applicano contratti diversi da quello degli studi. Ma che cosa c'entrano i professionisti con il commercio o con il terziario? Senza scomodare le battaglie per la riforma delle professioni, la nostra Confederazione si è posta l'obiettivo di lanciare una grande campagna di sensibilizzazione su questo tema a partire dal prossimo autunno. Qui vogliamo portare a casa di più.


opinione


.:ARCHIVIO:.
congresso avvocati
processo telematico

video

sponsor