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Da una parte velocità, interconnessione, immaterialità, dall’altra rischio, instabilità, incertezza. Sono queste le caratteristiche della nostra epoca che la rivoluzione informatica convoglia in maniera esemplare. Sono passati quasi dieci anni dal Millennium Bug, il nome attribuito ad un potenziale difetto informatico che avrebbe dovuto manifestarsi al cambio di data dalla mezzanotte del 31 dicembre 1999 al 1º gennaio 2000 nei sistemi di elaborazione dati. Il rischio derivava dalla possibilità che i sistemi affetti dal bug potessero fraintendere "2000" con "1900", con conseguenze difficili da immaginare. Nel timore di conseguenze catastrofiche per l'economia o la salute furono stanziati ingenti investimenti volti alla rimozione delle cause del bug. Al cadere della data critica non fu registrato nessun evento significativo dagli osservatori preposti. Forse anche per il rassicurante effetto psicologico del superato Millenium Bug, l’ICT, che già da prima aveva iniziato la sua irrefrenabile corsa, si è andata sviluppando in modo sempre più esponenziale. La sua diffusione ha mutato profondamente l’economia, il lavoro e le organizzazioni, originando nuove logiche di gestione e di apprendimento. L’ICT ha permeato e inglobato ogni attività, e qualsiasi professionista che scelga la strada della competitività e del dinamismo deve necessariamente comprendere la sua logica e le sue applicazioni pratiche. La rete, quindi, è una dimensione? Uno strumento? Un’alleata? Certamente, da qualsiasi prospettiva la si voglia considerare, essa ha permesso di dissolvere i confini fisici tra individui e contesti, ha consentito di acquisire un formidabile potere, generativo di altro potere, ma anche d’intraprendere una inesauribile sfida sul fronte delle capacità di gestione dell’incontrollabile flusso di informazioni che scorre sulla rete. Superato il Millenium Bug si profila però già all’orizzonte Bug 2038. Il Bug dell'anno 2038 riguarda le ripercussioni su alcuni software nell'anno 2038. Secondo una rappresentazione dei sistemi informatici per calcolare la data a partire dal 1º gennaio 1970, la data più avanzata rappresentabile sono le 03:14:07 di martedì 19 gennaio 2038. Dopo questo momento, il contatore supererebbe il valore massimo e verrebbe considerato come un numero negativo. I computer leggerebbero quindi la data non come 2038 ma come le 20:45:52 di venerdì 13 dicembre 1901, con evidenti conseguenze. Tutto ciò è un po’ la metafora della società e dell’economia di oggi. In una dimensione simbiotica uomo-conputer che ha permesso il consolidamento dell’ICT come modello e modus operandi, forse nella convinzione di avere uno strumento di dominio e gestione della realtà, bisogna comunque essere consapevoli della vulnerabilità di ogni tipo di sistema e organizzazione. Una metafora dei tanti paradigmi sociali ed economici che per uno spontaneo processo di evoluzione hanno lasciato il posto ad altri. Solo i modelli che nel momento in cui si affermano considerano già la propria fine, in realtà sopravvivono, perché dimostrano di avere insito il senso dell’andare oltre e della progettualità. Fino a poco tempo fa la rivoluzione copernicana della globalizzazione, e cioè non più il personale spazio vitale al centro del proprio mondo ma le vicende planetarie. Ora non più l’esperienza individuale per apprendere, ma le esperienze di tutti, con i social network, i motori di ricerca, l’e-learning, i blog, i forum. È necessario allora che anche i modelli di formazione si modifichino in base alle forme di apprendimento che si evolvono e si sviluppano di continuo. Essi devono avere in primis un riferimento concreto e sostanziale all’esperienza diretta. Per professionisti e associazioni professionali si creano allora nuove occasioni per svilupparsi come canali di informazione e formazione, e rispondere alle necessità dettate dai nuovi scenari. In questo senso, l’evoluzione tecnologica globale si configura come un’ottima chiave di lettura del mondo di oggi perché è la metafora della “forma mentis” internazionale che le organizzazioni è necessario che assumano. Ad esempio, per il periodo 2007/2013, il Fondo Sociale Europeo ha fra le sue finalità il contributo all’istruzione e alla formazione per favorire e promuovere sviluppo economico e coesione sociale. Fra questi temi rientrano: lo sviluppo di modalità di formazione flessibile e continua; l’identificazione dei fabbisogni formativi per pianificare opportuni interventi; le azioni che favoriscano l’auto-apprendimento con l’utilizzazione del potenziale dell’ICT e dell’e-learning. In particolare, l’e-learning si presenta come un mezzo di conoscenza che ha radicalmente innovato i processi di formazione, offrendo la possibilità di erogare azioni formative in cui l’apprendimento diviene un processo sociale con l’interazione dei partecipanti in una vera e propria comunità virtuale con materiali didattici fruibili in rete. Le associazioni possono quindi attingere largamente alle opportunità offerte dall’on-line education fornendo una vasta gamma di servizi:
Una delle ragioni della diffusione della formazione in rete è sicuramente il vantaggio logistico e organizzativo che un ambiente di apprendimento telematico garantisce. I professionisti hanno sempre maggiore necessità di massimizzare i risultati nei tempi a loro disposizione e di agire in maniera efficiente ed efficace per risolvere un ampio ventaglio di problemi. Gli organismi deputati ad erogare formazione devono perciò tenere in considerazione che il loro successo è direttamente proporzionale alla fruibilità concreta sul campo di ciò che si trasmette. Il modello d’apprendimento che si viene così a realizzare è quello costruttivista, situato e collaborativo, ovvero un modello che intende i processi formativi come azioni di costruzione del significato condiviso tra gli attori della comunità virtuale. D’altra parte, per le associazioni professionali in primis, la formazione continua è carattere di asset strategico per il potenziamento del capitale umano, in una logica di benchmarking e confronto anche con gli altri Paesi UE. Individuare infatti le buone pratiche in una dimensione internazionale, approfondendone le potenzialità ed i fattori di successo, significa creare una cultura che renda possibile la circolazione e la comunicazione di soluzioni efficaci e innovative come patrimonio comune. Una buona pratica è una modalità di sviluppo dell’esperienza formativa che presenta elementi significativi in ordine a:
L’ottica in cui entrare è comunque sempre quella dell’”experiential learning” come ancoraggio alla vita reale del professionista. Gli elementi fondamentali sono: l’esperienza concreta, l’osservazione e la riflessione, la formazione di concetti e la sperimentazione di nuove situazioni. Further reading and referencL'apprendimento esperienziale impegna l’individuo a un livello più personale, affrontando bisogni e desideri. Experiential learning requires qualities such as self-initiative and self-evaluation. È necessario però essere dotati di iniziativa autonoma e capacità di auto-valutazione, in modo da apprendere nuove competenze, nuovi atteggiamenti e modi di pensare. Ed è anche in questa funzione di accompagnamento anche dei processi formativi individuali dei singoli professionisti che ritroviamo, ancora una volta, un ruolo centrale per il presente e per il futuro delle associazioni professionali