Anno V - Numero 142 - Chiuso in redazione: Giovedi 29 Luglio 2010 alle ore 15:30 archivio storico

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Vittoria di Pirro degli Ordini
Le sentenze del Tar del Lazio non sono contrastanti

di Giorgio Berloffa (Presidente Assoprofessioni)

Vittoria di Pirro degli Ordini

Negli ultimi due giorni si sono succedute notizie frenetiche e falsi scoop sulle due sentenze del TAR Lazio in materia di direttiva qualifiche. Un falso problema, che può essere facilmente confutato nella disamina degli atti processuali e del dispositivo di sentenza del tribunale adito. Due, le sentenze, emesse dalla stessa Camera di Consiglio e dagli stessi magistrati: non una svista, ma una chiara affermazione di due distinti principi. La prima sentenza, quella relativa al ricorso presentato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, ha visto l’ordine professionale rigettate le motivazioni. Non solo, sempre più fermo è il convincimento dei magistrati nel riconoscere una netta separazione tra attività professionale riservata per legge a professionisti iscritti in albi, ordini o collegi e attività libere, che possono essere esercitate senza alcuna iscrizione ordinistica obbligatoria. Una ulteriore fonte giurisprudenziale che arricchisce il novero delle sentenze, ormai tutte, a favore del concetto europeo del libero esercizio delle professioni intellettuali. A rendere ancora più piacevole la giornata, arriva la seconda sentenza, ad un primo impatto dirompente, ma nei fatti estremamente positiva. Il secondo ricorso, presentato da associazioni professionali non regolamentante, ha ottenuto l’annullamento del decreto ministeriale di attuazione della direttiva qualifiche professionali, ma per ragioni opposte a quelle indicate dai dottori commercialisti. Il ministero, nella scrittura del provvedimento, non ha considerato l’esistenza di una categoria professionale sanitaria già dichiarata maggiormente rappresentative a livello nazionale, che entra a pieno titolo nella costituzione delle piattaforme comuni europee. Il decreto dovrà essere riformulato, ma i principi cardine di queste due sentenze, restano una pietra miliare nella bibliografia della giurisprudenza italiana in materia di professioni non regolamentate.


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