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La Fials ha letto le dichiarazioni del dott. Montaguti, direttore generale dell’Azienda Policlinico Umberto I, che definisce chi critica il suo operato all’interno dell’Azienda Policlinico Umberto I e presenta esposti alla Procura della Repubblica “un gruppo di fuoco”, come lo definivano a suo tempo i Brigatisti Rossi. Naturalmente anche questa volta non fa nomi, muove accuse generiche riparandosi dietro a presunte rappresaglie che ne potrebbero derivare se facesse i nomi. “ La Fials – dichiara il dott. Antonio Sili Scavalli, segretario regionale della Fials Medici Universitari – è stanca delle dichiarazioni del dott. Montaguti; se è a conoscenza di complotti criminali faccia i nomi o se no taccia, risponda di quello che ha fatto nel Policlinico e che noi abbiamo denunciato nelle nostre diffide indirizzate anche al Presidente Marrazzo e ad autorevoli membri della Giunta Regionale, diffide che non hanno mai avuto risposta, noi chiediamo fatti non chiacchiere. La nostra O.S. ha evidenziato nelle diffide presunte irregolarità negli appalti delle gallerie ipogee, diffide a cui sono poi seguiti gli esposti. Se il direttore generale, dott. Montaguti, e il Presidente della Regione, on. Marrazzo, avessero trovato nelle diffide elementi diffamatori, avrebbero potuto tranquillamente denunciare i fatti all’Autorità Giudiziaria. Perché non lo hanno fatto?” – prosegue il dott. Sili Scavalli-. “La nostra O.S. ricorda come nel secondo articolo de L’Espresso in occasione delle denunce sul degrado dell’Umberto I il Direttore Generale, dott. Montaguti, parlò del pericolo di espianto di cornee dalle salme asserendo che: “Credo che se qualcosa si è verificato, è avvenuto durante il percorso. È difficile nella camera mortuaria, in cui sono presenti più persone. Non di notte, certo, ma di notte le salme vengono messe praticamente in cassaforte.” “La Fials si chiede – dichiara il dott. Sili Scavalli – come mai la Regione e il Rettore non siano intervenuti all’epoca quando grazie a queste dichiarazioni il Policlinico Umberto I è finito su tutte le reti internazionali, dichiarazioni che sono state quasi integralmente ritrattate successivamente dallo stesso dott. Montaguti.” Recentemente in un articolo pubblicato sulla cronaca di Roma di un quotidiano il direttore, dott. Montaguti, dichiarava in una lettera indirizzata ai sanitari:<<"Vi prego di controllare l'appropriatezza dei comportamenti per prevenire ogni cattivo uso o ammanco determinato da distrazione illegittima di materiali: alcuni fatti recenti obbligano, purtroppo, a valutare anche questa eventualità.">>. Tradotto, per chi non l'avesse capito, significa che qualcuno potrebbe rubare questi materiali. Ma il direttore ha denunciato alla Procura della Repubblica queste situazioni o preferisce fare solo dichiarazioni ai giornali? Per quanto attiene al concetto che ha il dott. Montaguti della legge “La FIALS – dichiara il dott. Sili Scavalli- è rimasta sorpresa della dichiarazione contenuta in una nota a firma del dott. Montaguti e indirizzata alla nostra O.S. dove il direttore affermava “sparare affermazioni generiche e migliaia di articoli di legge in maniera terroristica”. Il direttore dott. Montaguti considera un comportamento terroristico citare articoli di legge, leggi liberamente votate dalle Camere e promulgate dal Presidente della Repubblica, come prevede il sistema democratico? Considera un comportamento terroristico chiedere il rispetto e l’applicazione della legge?” – chiede il dott. Sili Scavalli- che conclude “la Fials pretende dal direttore meno dichiarazioni ma più fatti, il DEA dell’Umberto I ha medici che fanno otto nove turni notturni mensili, un carico di lavoro massacrante, sono sotto organico, con rischi potenziali sia per la salute dei medici ma anche per l’utenza, perché il dott. Montaguti non affronta questa grave situazione che abbiamo evidenziato già da mesi e per cui stiamo predisponendo un ulteriore esposto alla Magistratura?” “La Fials – dichiara il dott. Antonio Sili Scavalli – ha da tempo denunciato nelle sue diffide quello che sarebbe inevitabilmente successo in merito all’appalto per le gallerie ipogee e che è, oggi, sotto gli occhi di tutti. In data 30 agosto 2007 la nostra O.S. aveva espressamente chiesto alla Regione e al dott. Montaguti se il parere del nucleo di valutazione regionale del Lazio fosse vincolante per l’adozione del progetto posto a base di gara. Il parere del nucleo è intervenuto il 2 agosto del 2007 mentre il bando di gara è del 6 giugno 2007. Quindi l’appalto delle gallerie ipogee è andato in gara prima che si fosse espresso il nucleo di valutazione e che questi avesse dato l’OK.” Nel parere del nucleo si leggeva:” “Non si ritiene una soluzione tecnica funzionale la previsione di sistemare le tubazioni di vapore in un cunicolo interrato al di sotto del pavimento esistente. Il cunicolo previsto non ha infatti le dimensioni sufficienti per gli interventi di manutenzione, interventi peraltro frequenti sulla rete del vapore, i quali comporterebbero l’obbligo di sollevare tratti interi del nuovo pavimento”. Il nucleo di valutazione proseguiva poi asserendo: “non è possibile valutare la congruità economica dell’intervento sulla base del computo metrico estimativo presentato, corrispondente ad un riepilogo della stima per le varie categorie di lavoro. Si richiede pertanto di presentare un computo metrico giustificativo delle quantità indicate per ciascuna categoria di lavoro ”. Ma ancor più importante il nucleo affermava poi:” ”Le considerazioni sopra esposte assumono una particolare rilevanza, tenuto conto che l’intervento proposto rispecchia l’attuale assetto del Policlinico e andrà pertanto soggetto a trasformazione o demolizione in riferimento al nuovo assetto previsto dal piano di riorganizzazione e ristrutturazione del Policlinico. La nostra O.S. – dichiara il dott. Sili Scavalli- aveva a suo tempo commissionato all’Ing. Eugenio Achille Pulcini, che è stato in passato il responsabile dell’ufficio tecnico dell’Azienda Policlinico Umberto I, quindi dotato di particolari conoscenze e qualificazioni specifiche sulla materia oggetto di appalto, l’esame della documentazione tecnica allegata al Capitolato Speciale d’Appalto. Nella relazione prodotta dall’Ing. Pulcini in data 20 novembre 2007 si sono evidenziati profili di grave problematicità dell’appalto posto in gara. Il 7 dicembre 2007 la nostra O.S., sulla scorta della relazione dell’Ing. Pulcini, inviava un formale atto di significazione diffida con cui si chiedeva la revoca della gara in autotutela. L’atto era indirizzato sia al dott. Montaguti, direttore generale del Policlinico Umberto I, che al Presidente della Regione on. Marrazzo, all’allora assessore alla sanità on. Battaglia, e all’Assessore al Bilancio on. Nieri.” Nella diffida si evidenziava che: 1) non era stata fatta la Conferenza dei Servizi; 2) che il programma indicato nella tavola E4 e l’allegato cronoprogramma sarebbero inattendibili, in quanto recano indicazioni temporali assolute (mese d’inizio luglio 2007 e mese di ultimazione giugno 2008), per l’inizio e fine dei lavori, in contrasto con i termini fissati dal Bando di gara e successive modifiche; 3) mancanza della validazione del progetto da parte del RUP. In tale validazione, OBBLIGATORIA ai sensi dell’art. 47 comma 2/l, avrebbero dovuto essere allegate TUTTE LE APPROVAZIONI ED AUTORIZZAZIONI DI LEGGE necessarie per l’immediata cantierizzazione dell’opera; 4) manca la firma degli elaborati progettuali, forniti esclusivamente su supporto cartaceo, in quanto copie eliografiche che sarebbero state ottenute dal vecchio progetto redatto nel 1992-1993 dall’Ufficio Tecnico del Policlinico e sarebbero state elaborate dalla Concessionaria Italposte, ed il cui uso, senza l’assenso della società Servizi Tecnici, potrebbe rivestire fattispecie delittuosa; 5) migliorie al sistema di chiusura/pavimentazione del cavedio. Le caratteristiche descritte nelle tavole, sono le uniche informazioni tecniche tassativamente precise. Cambiare il sistema di chiusura e di pavimentazione equivarrebbe a mutare il progetto definitivo e quindi stravolgerlo, consentendo all’Impresa aggiudicataria di poter valutare i lavori a misura e non a corpo. Non si tratterebbe quindi di migliorie, ma di vere proprie varianti, non consentite dalla norma. A chi gioverebbe tutto questo? All’Impresa aggiudicataria?