Anno III - Numero 199 - Chiuso in redazione: Martedi 18 Novembre 2008 alle ore 16:00 archivio storico

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Associazione nazionale tributaristi LAPET


Associazione nazionale tributaristi LAPET
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Anche ai tributaristi la valutazione dei conferimenti societari, ma non ancora la cessione di quote srl
La Lapet chiede un ripensamento per evitare la discrasia

Anche ai tributaristi la valutazione dei conferimenti societari, ma non ancora la cessione di quote srl

Mentre la Lapet prosegue senza sosta il suo non facile pressing in Parlamento per ottenere l’abilitazione dei tributaristi alla comunicazione camerale di cessione delle quote srl, il Consiglio dei ministri apre loro le porte. L’approvazione dello schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva 2006/68/Ce relativa alla costituzione delle società per azioni nonché alla salvaguardia e alle modificazioni del loro capitale sociale, venerdì primo agosto 2008, trova per questo il pieno consenso della Lapet, che ne apprezza la previsione di riservare competenza agli esperti che redigono la valutazione dei beni, purché siano indipendenti da chi effettua il conferimento di quegli stessi beni, e dalla società, oltre che dotati di adeguata e comprovata professionalità. Pertanto, per i tributaristi, oltre alle competenze in materia di perizie di rivalutazione di partecipazioni societarie, se ne aggiunge un’altra. “Ma questa novità – commenta il presidente nazionale dell’associazione, Roberto Falcone – impone anche un’attenta riflessione sull’evidente discrasia che potrebbe determinarsi in materia. Laddove in un provvedimento a talune categorie professionali viene riconosciuta la giusta competenza tecnica, mentre in un’altra normativa, di natura simile ma con evidenti ridotte responsabilità, questo diritto viene ingiustamente negato”. Falcone è ancora più preciso: “L’atto di trasferimento delle quote srl è un semplice passaggio nel quale il professionista non fa null’altro che da intermediario. Mentre invece la valutazione dei conferimenti richiede effettivamente una competenza ed anche una particolare esperienza professionale. Perché allora negare il primo e consentire la seconda?” La Lapet si augura che anche in Parlamento si diffonda tale convinzione così da “ottenere un doveroso ripensamento per evitare la concorrenza sleale e la creazione illegittima di nuove inutili riserve”.


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