Anno V - Numero 142 - Chiuso in redazione: Giovedi 29 Luglio 2010 alle ore 15:30 archivio storico

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lettere al direttore
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No all'albo unico degli ingegneri tecnici

No all'albo unico degli ingegneri tecnici

Botta e risposta sulla questione tra un lettore e il presidente dei Periti Industriali Giuseppe Jogna.

Egr. Sig. Direttore,  a quando i geometri e periti prenderanno consapevolezza che si diventa ingegneri solo conseguendo la laurea in ingegneria?   Com'è noto da qualche tempo i diplomati presso la scuola media superiore si sono auto proclamati ingegneri, anzi INGEGNERI TECNICI. Bellissima questa cosa! Basta cosi poco per diventare ingegnere? non serve più la laurea? A saperlo non perdevo tempo all'università! Io che ho la laurea in ingegneria, allora cosa sono? Sono forse un semplice perito? Funziona al contrario adesso? I diplomati diventano automaticamente ingegneri ed i veri ingegneri quelli con la laurea retrocedono allo status inferiore di diplomati? Gradirei sapere, se costoro (geometri e periti) vogliono avere regalate anche le qualifiche accademiche di DOTTORE e di DOTTORE MAGISTRALE. Come mai, poi, gli infermieri ed estetiste non si sono auto proclamati MEDICI chirurghi? Sig. Buccari, Lei si ritiene bravo come un vero ingegnere? Si ritiene un genio incompreso? Vediamo cosa sa fare all'università!

Cordialmente
Dott.Ing. Nicola Plasmati
sez.B dell'albo degli ingegneri
 
Risponde Giuseppe Jogna

Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali

Su questo argomento sorprende un po’ l'arroganza di alcuni laureati triennali, che lanciano sfide sui "saperi", ancor prima di intraprendere qualsiasi percorso professionale pratico dove l'esperienza la fa da padrona. Le novità riformatrici, se mai ci saranno, dovranno mettere ordine nel solo interesse dei cittadini il cui giudizio, per noi, è l'unico valido. I periti ed i geometri acquistano i rispettivi titoli professionali dopo un percorso formativo piuttosto lungo, complesso e articolato. A questo segue obbligatoriamente il superamento di un vero esame di Stato, piuttosto selettivo negli ultimi anni. Di ciò sono orgogliosi e non pensano affatto di aver perso tempo e neppure di pretendere titoli accademici che non gli appartengono e di cui non sentono la necessità. Al contrario sentono la necessità che la traduzione europea del titolo professionale sia confacente a tutte quelle attività svolte che, in molti paesi membri, sono proprie di quei soggetti che, con meno pomposità dei professionisti omologhi italiani, portano proprio il titolo di ingegnere. Situazioni recenti riguardanti, ad esempio, attività di sicura di competenza dei periti industriali che, a causa dell'incapacità di interpretare l'equivalenza dei titoli europei, pone a questi professionisti problemi di applicabilità.


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