Anno V - Numero 151 - Chiuso in redazione: Mercoledi 08 Settembre 2010 alle ore 16:00 archivio storico

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La modifica dell'accesso è una garanzia per il praticante avvocato

di Stefania del Gais, Componente del Giunta Nazionale AIGA

La modifica dell'accesso è una garanzia per il praticante avvocato

Partiamo da un dato noto a tutti i laureati in giurisprudenza: in assenza di un obiettivo lavorativo preciso, i neo-laureati si iscrivono nell’elenco dei praticanti avvocati in attesa di una decisione definitiva sul “cosa farò da grande”. È ovvio che ciò accade per tanti motivi, più o meno nobili, che genererebbero una valanga di considerazioni e che tirerebbero in ballo soprattutto il problema principale del nostro Paese, la disoccupazione intellettuale. Accantonando, però, l’analisi del problema occupazionale e limitandoci a considerare il percorso che intraprende il giovane neo-laureato in giurisprudenza che legittimamente ambisce a divenire Avvocato, appare doveroso riflettere sulla qualità del tirocinio e sulle modalità dell’accesso. Temi davvero scottanti, argomenti che si prestano ad essere utilizzati anche per propaganda politica fino a sostenere che il progetto di riforma, licenziato dal CNF e frutto di una riflessione unitaria dell'avvocatura tutta, non abbia favorito i giovani ma, al contrario, abbia cercato di porre dei paletti più resistenti nel tentativo di arginare l'aumento esponenziale del numero di avvocati in Italia. Un dato è vero: il numero di iscritti all’albo aumenta sempre di più. Ma anche un altro dato è certo: il numero elevato di iscritti non costituisce un problema per l'avvocato più competente e più competitivo. Il giovane laureato che sceglie di intraprendere la professione forense ha interesse a seguire un percorso formativo serio, impegnativo, costante sia nelle aule di tribunale che nello studio legale scelto, coadiuvato dalla frequenza di corsi formativi qualificati. Quanto più il tirocinio sarà qualificato, tanto più il giovane praticante arriverà all'esame di abilitazione preparato e quest'ultimo non rappresenterà più uno “spauracchio” né tantomeno una sorta di roulette. Il test informatico preselettivo per accedere all'iscrizione nel registro dei praticanti, il biennio di pratica regolamentato dal CNF e svolto sotto il controllo degli Ordini di appartenenza, il test informatico di accesso all'esame di stato potrebbero garantire il raggiungimento di un buon livello di competenza per sostenere con profitto l'esame di stato, che potrebbe anche essere semplificato rispetto a quello attuale, e conseguire l'abilitazione all'esercizio della professione. Non è stato casuale che il percorso appena tracciato sia stato suggerito dall'avvocatura nel progetto di riforma: soltanto la frequenza assidua delle aule e l’incontro quotidiano con i più giovani colleghi può far comprendere lo stato confusionale in cui vivono oggi i giovani praticanti sia per carenza di aspettative sul futuro professionale, sia per la delusione delle aspettative che hanno quando varcano per la prima volta la soglia del tribunale. Per tale motivo la tutela della qualità formativa, attuata anche attraverso un più serrato controllo del percorso di pratica forense, sarà maggiormente garantita e favorirà i più meritevoli che con costanza e impegno hanno seguito l’iter per l’accesso alla professione, a tutto svantaggio di chi, invece, non ha realmente maturato la decisione di voler diventare un Avvocato competente, ma attende soltanto di superare “prima o poi” l’esame in mancanza di alternative. Di ciò il legislatore dovrebbe tener conto, considerando le linee tracciate dall’avvocatura in tema di accesso come una garanzia di serietà ed equa selezione dell’avvocato fondata sul merito; ne trarranno vantaggio i giovani praticanti studiosi e diligenti che diventeranno validi e competenti Avvocati, ne trarranno ancor più vantaggio i cittadini che recupereranno l’oramai minato senso di fiducia verso la categoria. La riduzione, poi, del numero di iscritti agli albi sarà consequenziale: non deve essere questo, però, il dato di partenza per modificare l’accesso alla professione forense ma, al più, deve verificarsi il contrario. La previsione di un tirocinio più qualificato e qualificante demotiverà coloro che “attendono tempi migliori” e porterà all’esame soltanto i più preparati e convinti di svolgere “da grandi” la nostra pur sempre meravigliosa professione.


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