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Al recente Seminario di studio sul testo di riforma della professione forense organizzato dal Forum Giustizia del Partito Democratico a Roma è stata illustrata la posizione dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati circa la riforma dell’ordinamento forense, attualmente regolato da una legge del 1933. Questa non rispecchia oramai da molto tempo le esigenze di una professione moderna ed adeguata al mutato contesto socio-economico. La riforma deve responsabilmente farsi carico dell’inarrestabile annuale aumento dei nuovi iscritti all’albo professionale che ha raggiunto numeri che non hanno eguali in Europa. Per di più tale aumento si verifica in un contesto normativo di continua erosione degli ambiti tradizionali dell’Avvocatura giustificato con la necessità di ridurre i costi di accesso alla giustizia ma che produrrà invece unicamente l’effetto di lasciare il cittadino, privo delle necessarie conoscenze tecniche, da solo nella tutela dei propri diritti. In tale situazione, i Giovani Avvocati non hanno attualmente alcuna aspettativa che assicuri condizioni dignitose nel futuro esercizio della professione con ovvie ricadute anche sul Paese che, oggi più che mai, ha bisogno di una Avvocatura degna di questo nome. L’avvocato del futuro che non sia in grado di assicurarsi con lo svolgimento della propria professione un dignitoso tenore di vita, non è un avvocato libero e professionalmente in grado di assicurare un adeguato livello di assistenza ai propri clienti. Peraltro, come più volte sottolineato dall’Aiga, anche l’attuale sistema universitario andrebbe rivisto al fine di evitare che la scelta di iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza sia concepita quale opzione di ripiego, anziché di piena convinzione. A chi afferma che il testo della riforma proposto da tutta l’Avvocatura all’inizio del 2009 al Ministro della Giustizia è contro i Giovani Avvocati bisogna rispondere ricordando che in tale testo erano state previste, proprio a tutela della parte più giovane dell’Avvocatura, regole che, nel testo approvato successivamente dalla Commissione Giustizia del Senato, sono state o eliminate o stravolte. È il caso della previsione di un adeguato compenso per i collaboratori ed i praticanti del quale ora non si trova più traccia; oppure delle numerose esenzioni introdotte per l’obbligo di formazione continua con la conseguenza assurda che solo i Giovani Avvocati saranno tenuti a tale obbligo. Ma anche dell’incremento della durata della carica di consigliere dell’ordine passata da tre a quattro anni per con una possibile rieleggibilità sino a tre volte che rappresenta un evidente ostacolo ad un ricambio generazionale ai vertici ordinistici. In ogni caso l’Aiga conferma il proprio impegno nel sollecitare la classe politica a rispettare gli impegni presi assicurando in tal modo un futuro migliore per quei giovani professionisti che, in modo consapevole, decidano di avviarsi alla attività forense garantendo così al cittadino una consulenza ed una assistenza di qualità.