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Accolgo con grande favore e soddisfazione la notizia della sonora bocciatura che il Consiglio di stato ha assestato ai provvedimenti dell’Antitrust contro i professionisti, e in particolare quelli sollevati contro i consulenti del lavoro. Gli Ordini e Collegi professionali sono sempre stati per la trasparenza, dalla parte del cittadino, e non un “impedimento al mercato”, come invero affermato dall’Antitrust nella lettera inviata al Presidente Fini nel settembre del 2009, ove veniva attaccata l’esclusività delle competenze dei Consulenti del Lavoro, giudicandole “ostativi alla concorrenza. Questa grave affermazione è viziata dall’erroneo preconcetto che le professioni intellettuali possano competere sul mercato senza dover rispettare le leggi e le regole vigenti. In sostanza, come ho sempre sostenuto: prima viene il rispetto delle regole per” tutti”, poi “tutti” sul mercato. Le professioni, infatti, sono per loro natura e definizione ben distinte dall’impresa, ispirata esclusivamente alla logica economica del profitto nell’ambito della concorrenza, come ha precisato il Consiglio di Stato. L’antitrust, con le proprie osservazioni sembra voler favorire la concorrenza sleale, tra chi è legalmente abilitato per aver sostenuto un percorso formativo e poi superato l’esame di stato, si sottopone al controllo deontologico e segue l’aggiornamento continuo, e chi invece abilitato non lo è, ma, anzi, vuole “competere alla pari del professionista intellettuale sul mercato” pur non avendo i requisiti posti a garanzia del servizio erogato per il bene del cittadino, è stato sonoramente smentito dalla sentenza del Consiglio di Stato. Oggi è pertanto chiaro che da parte degli ordini professionali non c’è abuso di posizione dominante sul mercato né alcuna intesa restrittiva della concorrenza, perché non ci può essere alcuna concorrenza tra i servizi professionali e “altri servizi” non certificati.