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L’importanza assunta del Professionista nella società contemporanea, è il risultato di un processo che ha portato il lavoro dell’uomo a specializzarsi per produrre ed offrire un risultato quali-quantitativamente migliore ed adeguato ai tempi. Per arrivare a raggiungere le posizioni attuali, il professionista ha dovuto percorrere un tragitto formato da numerosi ostacoli che, alla luce dei risultati ottenuti, hanno contribuito anche ad affinare la sua capacità creativa. A volte, però, i professionisti sono accusati di essere una corporazione chiusa e non aperta ai tempi. Ciò è assolutamente ingiusto e fuori luogo se non inconferente. In questa sede voglio ripercorrere i tratti salienti dell’evoluzione della professione al fine di consentire un approccio che possa far comprendere ai più il suo sviluppo e radicamento nella società moderna. L’evoluzione della libera professione, soprattutto in Italia, ha portato infatti dapprima al riconoscimento dello “status” di professione intellettuale e quindi all’istituzione dei relativi Ordini Professionali. Per consentire però di delineare la posizione che esse occupano nella moderna società ed il loro rapporto con lo Stato, occorre considerare l’aspetto storico evolutivo che le stesse hanno subito nel tempo. Osserviamo subito che nel corso dei secoli si sono determinati non pochi mutamenti e significati del termine “professione”. Dal latino “profiteor” deriva “professio” che si pone come dichiarazione pubblica della volontà di volersi dedicare ad un determinato esercizio. Con lo sviluppo delle Università si cominciò a delineare l’esercizio delle attività da parte di coloro che erano in possesso di una tecnica intellettuale acquisita mediante formazione. Occorre però precisare che non sempre è stato così; nel mondo greco,infatti, vigeva l’otium, ovvero l’esercizio del riposo quale atto idoneo alla riflessione (politica) e la conseguente condanna del lavoro. Le stesse professioni (insegnamento ed arte medica), chiamate liberali, erano esercitate gratuitamente da cittadini di condizione elevata. Il disprezzo per l’opera manuale, anche durante il periodo romano, venne giustificato dalla deleteria aspettativa si guadagno mostrata dal lavoratore; la funzione rivestita dallo schiavo, ed il suo sfruttamento, non permise infatti lo sviluppo di una concezione positiva del lavoro. Il lavoro diventa onore e dovere solo con la diffusione del cristianesimo che dette dignità allo stesso soprattutto con l’emanazione delle leggi Giustinianee che, valorizzando ogni lavoro umano, lo legarono ad una giusta retribuzione. La formazione professionale lo portò successivamente a differenziarsi dai ciarlatani. Occorre ricordare che sino al duecento le conoscenze venivano acquisite da maestri privati mentre il sorgere delle Università dette luogo al riconoscimento giuridico formale dei titoli di studio acquisiti. Sino al quattrocento furono poi le Corporazioni medioevali che sancirono il monopolio delle varie attività, con ciò cercando di mantenere il più alto livello di competenza possibile. Professore (docente universitario) e professionista (appartenente alle corporazioni) rappresentarono il tale periodo la manifestazione più alta della cultura. Poiché il sistema di istruzione rappresentava un carattere di riproduzione delle gerarchie esistenti in seno alla società medioevale, l’esercizio di un’attività era legata alla “nobiltà”. Addirittura, nella costituzione genovese del cinquecento, vennero elencate in dettaglio le professioni compatibili con la nobiltà (diritto e medicina), relegando al tempo stesso le altre alle cosiddette “arti meccaniche”. Successivamente, la presenza di medici ed esercenti il diritto provenienti sempre più da famiglie non-nobili, portarono dapprima a forme di discriminazione e poi ad un percorso storico che incise profondamente nel contesto sociale ed umano. L’ottocento, attraversato da moti carbonari-risorgimentali e dalla caduta delle monarchie, dette un ulteriore e decisivo cambiamento alla concezione di professione con l’importante separazione concettuale tra nobiltà e professione medesima. Il possesso di beni materiali non determinarono più la legittimazione sociale e la specificità dei professionisti non venne più rapportata all’appartenenza alla nobiltà, con ciò sottolineando che l’esercizio di una professione non doveva più essere concepita come arricchimento di uno status preesistente. Cominciò così a prendere piede la considerazione di professione basata sull’impegno attivo in seno alla società, sul possesso di specifiche conoscenze, socialmente riconosciute, svolte secondo etica . Da qui alla creazione dell’Ordine Professionale il passo è breve. Fu la legge a regolamentare e sancire l’organizzazione professionale, l’autonomia degli Enti ed il possesso della personalità giuridica degli stessi sotto la vigilanza dello Stato, affidando ad essi la tenuta dell’Albo ed il mantenimento della disciplina degli iscritti nel rispetto dell’etica. In tal modo, la componente istituzionale dell’Ordine prevalse sul “corpo”. “Noi non siamo una società, non siamo una corporazione che goda di alcun privilegio; noi siamo, secondo le parole che ereditammo dalle tradizioni romane, un Ordine” Lo Stato limitò l’autonomia degli Ordini che si dedicarono alla verifica dei requisiti idonei per iscriversi all’Albo; in tal modo il passaggio dalla corporazione al moderno Ordine quale istituzione, venne accettata da tutti. L’Università fu preposta alla formazione e la laurea divenne la prima forma di garanzia per gli utenti, con ciò vietando le scuole direttamente gestite dalle categorie. Negli anni venti si dette origine all’associazione sindacale delle professioni e, successivamente , al Ministero delle Corporazioni con ciò svuotando le funzioni degli Ordini mediante la creazione di un superiore organismo la cui metà dei membri era eletto dal Governo. Due anni dopo vennero aboliti anche i Consigli degli Ordini. Nel contempo si favorì l’affermazione delle professioni tecniche-scientifiche, come quella del Chimico , rafforzandone lo “status”. Con la fine della 2° guerra mondiale si eliminarono le norme del “ventennio” ripristinando i precedenti Ordini professionali. Essi, dapprima Enti di Diritto pubblico, oggi Enti Pubblici non economici, tornano così ad assolvere ai compiti che i pubblici poteri hanno loro assegnato nel periodo liberale, ovvero il controllo del possesso dei requisiti professionali, la tutela della deontologia, il potere di disciplina, la regolamentazione delle tariffe. In osservanza della Costituzione Italiana e nel rispetto del superamento di uno specifico Esame di Stato , il nuovo professionista prese corpo in tutta evidenza anche nel rispetto del Codice Civile . Ordini Professionali, non corporazioni ! L’Ordine quale luogo ove gli interessi del gruppo professionale sono trasformati anche in interessi pubblici. E così la professione si dedica al servizio di tutti nel rispetto di regole etiche-morali di comportamento e di qualità degli atti posti in essere secondo competenze possedute e propria specificità.