Anno V - Numero 148 - Chiuso in redazione: Venerdi 03 Settembre 2010 alle ore 16:15 archivio storico

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Commissioni tributarie, troppe incompatibilità: eliminati i veri esperti

di Giuseppe Filipponi (giudice presso la Commissione tributaria regionale del Friuli - Venezia Giulia)

Commissioni tributarie, troppe incompatibilità: eliminati i veri esperti

Il XXX congresso nazionale dell’Associazione nazionale tributaristi italiani ha avuto per tema il riordino della giustizia tributaria ed in tale contesto si è auspicato che le commissioni tributarie e cioè i giudici tributari possano acquisire e di conseguenza garantire una competenza e professionalità indispensabili alla loro funzione, intrinsecamente ed evidentemente lamentando allo stato la carenza di tali requisiti ed ignorando o meglio dimenticando invece il massiccio, proficuo e competente lavoro che le commissioni tributarie formatisi in seguito al decreto legislativo 546/1992 hanno egregiamente svolto e stanno svolgendo. Nel corso del congresso nessuno invece ha messo in luce che il Legislatore ha ripetutamente inasprito le cause di incompatibilità con provvedimenti che hanno privato e stanno privando le commissioni tributarie di quella specifica competenza tecnica e professionale che all’epoca della loro costituzione avevano grazie alla composizione multidisciplinare delle stesse. Quindi, mentre i relatori auspicavano una diversa configurazione della giurisdizione tributaria, non ci si è voluti rendere conto che con la disciplina delle incompatibilità prevista dal Legislatore si sta progressivamente smantellando quella struttura multidisciplinare delle commissioni tributarie che inizialmente avevano e solo grazie alla quale è stato sino ad oggi possibile rispondere sia alle esigenze del cittadino che delle imprese che della stessa amministrazione finanziaria. Mi riferisco alla progressiva perdita di competenza tecnica delle commissioni tributarie che il Legislatore determina, estromettendo con una assurda disciplina dell’incompatibilità gli unici esperti in materia economica, bilancistica, fiscale oggi presenti nelle commissioni tributarie, che sono i dottori commercialisti e gli ex ragionieri collegiati, quando invece sarebbe sufficiente che il Legislatore adottasse per i giudici tributari la stessa disciplina delle incompatibilità prevista per i giudici di pace. Non si può non sapere infatti che nel nostro ordinamento scolastico le materie economiche, contabili, bilancistiche e fiscali sono comprese quasi esclusivamente nel piano di studi della facoltà di Economia. Quindi, pur riconoscendo che in futuro sarebbe ottimale affidare la giustizia tributaria ai giudici tributari di carriera, bisogna tener presente che tale obiettivo comunque non potrà essere raggiunto prima dei 15/20 anni, considerato che allo stato la facoltà di Giurisprudenza, propedeutica all’accesso alla professione forense ed all’attività giudiziaria, non comprende esaurientemente nei piani di studi tutte le suddette materie tecniche, contabili economiche-tributarie per cui, una volta inserite, bisognerà pure tenere conto del successivo indispensabile periodo di tirocinio. In tale situazione, ripeto, provocare con le cause di incompatibilità l’uscita dei dottori commercialisti ed esperti contabili, oggi quasi unici conoscitori di dette materie (salvo rare eccezioni), dalle commissioni tributarie, ha come conseguenza inevitabile di privare per tutto il tempo della preparazione dei giudici tributari di carriera il cittadino e le imprese di quella giustizia tributaria competente che invece hanno il sacrosanto diritto di pretendere. È quindi urgente che nel frattempo siano disciplinati diversamente i casi di incompatibilità come del resto avviene per i giudici di pace. Non sarebbe neppure da dimenticare che il trattamento economico fisso lordo che il ministero dell’Economia e delle Finanze riserva ai giudici tributari è pari ad euro 311 mensili. Un congruo adeguamento non inciderebbe neppure sul già precario bilancio dello Stato qualora venisse introdotto anche per il processo tributario il contributo unificato previsto per la giustizia civile con Dpr 30.05.2002 n. 115. D’altra parte è di questi giorni la notizia che i ricorsi davanti al giudice di pace per la contestazione delle multe per le violazioni del codice della strada non saranno più gratis in quanto si dovrà corrispondere il contributo unificato da 30 a 70 euro. Non si comprende perché un simile provvedimento con importi proporzionali alla materia del contendere non possa essere adottato anche per i ricorsi in materia tributaria.


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