Tributarista e consulente d’azienda, Francesco Giorgio, poco più che trentenne vanta esperienze manageriali in società, anche estere, ed è stato assistente parlamentare nell'ultima legislatura. Candidato nelle elezioni amministrative del Comune di Viterbo, appartiene alla generazione degli anni ’70, giovani che sono stati capaci di crescere e formarsi senza vantare parentele eccellenti e che, con un’interessante e significativa locuzione, nella sua recente raccolta di interviste Stefano Caliciuri chiama “Giovani nel merito”.
Domanda. Eccessiva pressione fiscale, poca sicurezza e molta burocrazia: negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria sovietizzazione del mondo professionale ma si tratta di criticità che possono estendersi anche alle pmi che rappresentano il genuino capitalismo popolare. Da professionista che conosce il mondo imprenditoriale, vede la possibilità di una piattaforma comune, pur nel rispetto delle innegabili diversità, tra queste due realtà fatte di persone che rischiano “in proprio” con effetti diretti e indiretti sul tessuto socio-economico.
Risposta. La diversità è la quintessenza di ogni ordinamento e di ogni Stato a base pluralistica. In una democrazia il migliore risultato da ottenere dovrebbe essere quello del dialogo tra le diversità. Tuttavia, questo fine non può e non deve rappresentare uno schiacciamento degli interessi particolari, ivi compresi – e anzi, soprattutto direi – quelli del mondo imprenditoriale. La piattaforma comune è allora auspicabile in funzione di una crescita e di uno sviluppo dell’universo economico professionale che siano quanto più sinergici possibile, ma dove occorre altresì intervenire sui rispettivi fattori di debolezza: alleggerendo il carico fiscale delle imprese e promuovendo una migliore politica della sicurezza sul lavoro. Se ciò è vero, non sembra iniquo orientare un sforzo di tutela maggiore nei confronti dell’impresa che rappresenta, senza dubbio, la cellula cardinale della nostra economia. Se un’impresa è florida e fiorente ne discende una migliore condizione dello status dei lavoratori con riferimento a tutti gli interessi che li riguardano, dall’incremento delle assunzioni alla sicurezza sul posto di lavoro.
D. E come possono difendersi dai boiardi di Stato?
R. Una domanda difficile! Si è detto che questa nuova classe dirigente – qualcuno scrive “arrogante e pericolosissima” – si è impadronita della ricchezza sociale e del patrimonio pubblico e si è estesa a macchia d’olio dopo Tangentopoli, sostituendo il ceto politico pre-esistente e i vecchi monopoli economici. Si tratta allora di una battaglia – quella contro i “boiardi” – che deve essere combattuta assieme allo Stato tout court: i singoli – cittadini e imprese – devono concorrere alla rinascita dell’etica pubblica e ad un’elevata consapevolezza che lo “Stato siamo noi”, persone oneste che fondano sulla rettitudine e sulla probità, su una visione cristiana della vita (che non vuol dire essere necessariamente credenti) anche la vita pubblica e quella professionale.
D. Il 29 febbraio scorso è stato presentato a Roma il“Patto di Merito” stretto tra giovani professionisti e giovani imprenditori contro “la raccomandazione” e in nome della competenza e della qualità. Una presa di coscienza che può diventare una rivoluzione contro logiche falsamente protezioniste?
R. Il mondo dell’economia privata e dell’impresa è naturalmente governato dalla regola della meritocrazia: le regole di mercato infatti sono impietosamente censorie e portano alla selezione spontanea del miglior prodotto, del miglior servizio, etc. E’ essenzialmente il mondo professionale pubblico, invece, ad essere inquinato dal germe della c.d. raccomandazione. Ma è pur vero che al di là delle forme naturali, questo germe è dilagante ed allora ogni patto come quello siglato il 29 febbraio scorso ha un altissimo valore etico, oltre a suonare come utile monito coscienzioso per la tutela della qualità e della competenza nel mercato libero.
D. Da giovane professionista candidato al Comune di Viterbo, qual è la sua “personale ricetta” ?
R. Partire sicuramente da quanto appena detto: i buoni valori dell’onestà, del rispetto e della trasparenza. Valori che dovrebbero essere applicati sin dalle campagne elettorali! Poi sicuramente un programma fatto di punti cruciali prioritari, quali aeroporto e sistema infrastrutturale, termalismo, mobilità cittadina, centro storico, ambiente e politiche energetiche, cultura, sicurezza. Il tutto abbondantemente condito dalla convinzione che la politica debba essere l’ancella dei cittadini e del famoso bene sociale o collettivo che spesso, in concreto, si perde di vista per perseguire interessi privati…da “boiardi”.
D. Viterbo diventerà il secondo scalo di Roma: pensa che il nuovo aeroporto potrà, in parte, assorbire le professionalità giovanili e offrire nuove opportunità alle piccole imprese?
R. Assolutamente sì. Questo secondo scalo è una sorta di Eldoradodi ottime opportunità di impiego e di allocazione di alte professionalità pronte a spiccare il volo. È certamente anche un terreno fertile per le piccole imprese che, con riferimento a diverse aree produttive, potranno sorgere o crescere magari anche in forme associative, sospinte da un motore-satellite (l’aeroporto) generatore di domanda “produttiva” e dunque di offerta “allocativa”.
D. Infine, un parere sulla microimpresa, spesso unico sbocco per tanti giovani e per le donne, queste ultime anche dopo i fatidici "anta".
R. Ritengo che la microimpresa sia una sorta di bussola d’oro dell’economia locale. Certo, la globalizzazione spinge a fenomeni di uniformità e appunto di globalità economica, laddove le microimprese si caratterizzano, solitamente, per essere produttivamente individualizzanti. Ciò non toglie che nel territorio locale la piccola impresaè un ponte indispensabile ai fini della crescita sopralocale o, in altri termini, ai fini di un’espansione ultraterritoriale che generi ulteriori risorse da destinare altresì all’impiego di giovani e sicuramente anche di donne.