| Questo spazio è riservato alla pubblicazione di articoli di ordini, associazioni o enti. Se vuoi avere anche tu il tuo spazio per scrivere contattaci |

Stiamo aspettando da oltre un mese la convocazione per la discussione e, ci saremmo augurati propositiva, sul Piano Sanitario Regionale che il Commissario di Governo, Piero Marrazzo deve presentare all’esecutivo per l’approvazione. Oggi, abbiamo saputo che si riunirà la Commissione regionale per gli Affari istituzionali che si cimenterà nella decisione di destinare l’utilizzo del complesso ospedaliero San Giacomo in Augusta a uso pubblico e ci attendiamo pure che la stessa deliberazione venga sostenuta per l’ospedale Carlo Forlanini. Sono tutte speranze che al momento non trovano una concretizzazione fiduciosa ed è per questo che siamo profondamente preoccupati per le sorti dell’offerta sanitaria e assistenziale. In pratica sappiamo solo che si chiuderà il terzo ospedale, il Forlanini appunto, ma non si conosce il progetto di localizzazione della rete dei presidi di prossimità e di primo soccorso. Abbiamo accuratamente letto tutti i report e le comunicazioni istituzionali sul PSR, ma non abbiamo trovato alcunché da far presagire la realizzazione di una progettazione di ripartizione e localizzazione dei presidi di prossimità nei vari distretti sanitari. Sembra quasi che l’esecutivo, primo fra tutti il Commissario Marrazzo e per secondo il vice Montino, non si renda conto che la sanità di prossimità sul territorio non è circoscritta a quattro mura dove poter fare un prelievo di sangue o una lastra tutti in fila in promiscuità assoluta e senza tutela della propria privacy. Tantomeno un vano a piano strada sprovvisto di attrezzature dove riuscire a fare qualche visita specialistica dopo tre o quattro mesi di attesa. Differentemente, in tutte le altri capitali europee e così nelle varie regioni degli altri stati dell’Unione Europea affidarsi alle cure di un presidio territoriale significa trovare in quel centro tutti i mezzi diagnostici e specialistici di ultimissima generazione oltreché ad essere soddisfatti in tempo congruo. Per cui – precisa Romano - con questo quadro d’insieme che si para ai nostri occhi e di tutti i cittadini del Lazio che hanno un approccio con la sanità vorremmo conoscere quali sono le direttive regionali sulle risorse finanziarie impegnate per la nuova rete dei presidi territoriali di primo soccorso. Ci chiediamo se il Commissario-Presidente conosce i numeri relativi alla qualità e quantità degli esami diagnostici e delle visite specialistiche che vengono erogate dagli ambulatori territoriali delle Asl e quelle che vengono erogate dagli ambulatori ospedalieri. Ci chiediamo se il Commissario-Presidente sa quanti prelievi di sangue si fanno quotidianamente in un ambulatorio di Asl e quanti in un presidio ospedaliero. Ci chiediamo e anche questa è una domanda retorica se il Commissario Presidente e così la Commissione Sanità e il Vicepresidente Montino sanno quanto costa allestire un impianto per la Tac e per la risonanza magnetica e quanto costerà ai cittadini del Lazio vedere chiusa quella del San Giacomo sapendo che non c’è il tempo sufficiente né lo spazio per spostare l’intero apparato dal nosocomio al presidio di Via Canova. Le risposte a questi interrogativi riportano numeri che non reggono il confronto. In certi ambulatori i prelievi di sangue quotidiani si attestano tra i 20 e i 25, negli ospedali oltre 300. Nella maggioranza degli ambulatori manca l’ecografo, non c’è traccia di apparati per Tac, Rmn e Pet. Quanto alle visite specialistiche negli ospedali sono più celeri. In definitiva tra ospedale e territorio c’è una profonda discrepanza per cui è necessario sì potenziare il territorio, ma non tagliare l’offerta ospedaliera quando non si hanno a disposizione risorse sufficienti per realizzare i cosidetti presidi sanitari di prossimità o di primo soccorso. L’abbiamo detto e lo vogliamo ripetere con questo PSR si riduce solo l’offerta sanitaria al cittadino, non si risparmiano risorse finanziarie e si pone la prima pietra per una sanità peggiore. E con questi presupposti non crediamo che il Governo Berlusconi apprezzi il lavoro del Commissario Marrazzo piuttosto rispedirà al mittente il materiale chiedendo opportune e sostanziali modifiche. Attendiamo che almeno allora Commissario, Vice e Commissione Sanità invitino le parti sociali degli addetti ai lavori per pianificare l’intero progetto e commisurarlo ai reali bisogni della cittadinanza.