Anno III - Numero 224 - Chiuso in redazione: Mercoledi 24 Dicembre 2008 alle ore 10:00 archivio storico

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Gli osservatori sulla giustizia civile e le sorprendenti strade del federalismo

di Fabio Sportelli (componente Osservatorio sulla Giustizia civile di Venezia)

Gli  osservatori  sulla  giustizia civile e  le  sorprendenti  strade  del  federalismo

Il 20 ottobre scorso è stato siglato a Venezia, dalla Presidente della Corte d’Appello Romei Pasetti e dai Presidenti dei Consigli degli Ordini degli Avvocati del locale distretto, il Protocollo per le udienze di lavoro presso la Corte d’Appello di Venezia. L’importanza dell’intesa (frutto della collaborazione tra i legali dell’Associazione giuslavoristi del Veneto e i magistrati della sezione lavoro, ma approvata anche dagli otto Ordini regionali) non sta solo nelle sue dimensioni e nella volontà comune di abbattere i tempi morti del processo d’appello, ma anche nel fatto che essa segna un ulteriore, fondamentale traguardo in un percorso i cui primi passi sono stati mossi alcuni anni or sono. Un cammino che, sull’esperienza di iniziative come, ad esempio e per restare al Veneto, il Progetto valore prassi di Verona, ha visto anche a Venezia la costituzione dell’omonimo Osservatorio sulla Giustizia e la firma, nel gennaio 2007, del primo Protocollo per le udienze civili del Tribunale di Venezia. Il fenomeno dei Protocolli di udienza e, più in generale, degli Osservatori sulla giustizia civile costituisce un interessante esempio di autoriforma “dal basso”. Si tratta di iniziative a carattere spontaneo e volontaristico, attive in molte città italiane già da diversi anni ad opera di magistrati, avvocati, docenti universitari, consulenti tecnici e personale di cancelleria, i quali collaborano per verificare le prassi in uso presso i locali uffici giudiziarie, esaminare le varie problematiche e criticità, elaborare possibili soluzioni e suggerire regole condivise di condotta. L’intento è quello di individuare prassi virtuose e semplici misure di organizzazione e di razionalizzazione attraverso le quali pervenire ad una più proficua gestione dell’udienza e soccorrere così quel malato sempre più grave che è il processo civile italiano. Certamente l’adozione di comportamenti positivi, per sé sola, non può bastare a porre riparo all’elevatissimo tasso di inefficienza della giustizia civile. Un sistema inflazionato da oltre 25 tipologie di processo, afflitto da norme poco chiare e soggette alle più diverse interpretazione, gravato da tempi biblici di trattazione come ha ricordato, da ultimo, anche il Consiglio d’Europa con il recentissimo rapporto Cepej (Commissione europea per l’efficienza della giustizia). Tuttavia l’apporto che possono fornire gli Osservatori non è di poco conto. Da un lato, essi stimolano il formarsi di un sentimento comune e il riconoscersi come parti essenziali di uno stesso insieme, dall’altro, dimostrano che, insieme e senza necessità di interventi straordinari, concordando semplici metodologie di lavoro e di intervento, è possibile contribuire a snellire e a razionalizzare i tempi processuali. Elementi questi che, non solo dimostrano l’importanza di tali esperienze, ma mettono in luce le ulteriori potenzialità che tali organismi possono avere nella non più rinviabile opera di riforma dell’amministrazione della giustizia. Del resto, la sempre crescente importanza degli Osservatori quali laboratori di analisi ed officina di proposte di immediata sperimentabilità pratica ha fatto sì che tali strutture abbiano trovato nel tempo, accanto ad un’ampia (e pur variegata) diffusione sul territorio, consensi e riconoscimenti sempre più vasti ed autorevoli, anche in numerose sedi istituzionali. Nuovi impulsi e interessanti sviluppi potrebbero ora seguire a seguito dell’imminente attuazione del progetto interregionale transnazionale “Diffusione di best practices negli uffici giudiziari italiani”, finanziato dal Fondo Sociale Europeo. Attraverso tale strumento verranno sostenuti progetti di estensione di pratiche di ottimizzazione agli uffici giudiziari delle regioni italiane ed anche gli Osservatori, come già in alcuni casi stanno facendo,  potrebbero farsi promotori di progetti da inserire nelle linee di azione finanziate dalla Unione Europea tramite le Regioni. Basti pensare alle procedure di riorganizzazione e di digitalizzazione degli uffici e a quelle di implementazione delle nuove tecnologie. Tutto ciò con evidenti, ulteriori ricadute positive su iniziative quali il processo telematico e il progetto dell’ufficio per il processo, strumenti sui quali si conta molto per ottenere una trattazione più efficiente della cause e per pervenire finalmente a decisioni giuste in tempi ragionevoli. Anche la regione Veneto, come le altre, è interessata all’esperimento. Gli uffici giudiziari che sarebbero stati selezionati, anche se non hanno ancora ottenuto alcun finanziamento, sono la Corte d’Appello di Venezia, la Procura di Venezia e l’Ufficio del Giudice di Pace di Vicenza. Si tratta ora di vedere se e come anche gli Osservatori sulla giustizia civile sapranno cogliere l’occasione che, attraverso le rispettive Regioni, si profila per contribuire a migliorare la razionalità e l’efficienza del sistema giustizia. Come si vede, la strada del federalismo può talvolta trovare inaspettate e sorprendenti modalità di attuazione.


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