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L’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili saluta con favore l’iniziativa volta alla creazione di una confederazione delle associazioni sindacali di Categoria. La proposta del collega Ezio Maria Reggiani ha visto da subito l’Unione interessata alla creazione di un modello confederale che possa favorire la convergenza di tutte le sigle sindacali verso un unico obiettivo: fare squadra e fare chiarezza. Il bene della categoria tutta e in particolare degli iscritti che rappresentiamo passa infatti attraverso la nostra capacità di presentarci uniti sui problemi all’esterno. Sia chiaro, l’Unione guarda a questo progetto con la chiara coscienza delle proprie idee, dei suoi valori, de lle sue radici ultra quarantennali e con degli ideali ben definiti. Seguire il bene della categoria e tutelare i giovani. Proprio per questo non ci interessa chi cerca di creare confusione per guadagnare qualche iscritto. Noi guardiamo ad una casa comune che tuteli, meglio e con maggiore forza, in prima istanza i giovani.I colleghi non sono consumatori da trarre in inganno con denominazioni o confezioni confuse come capita sugli scaffali dei supermercati. L’interesse della categoria si fa guardando ai colleghi e non alla salvaguardia di “poltrone”: niente raddoppio di organismi locali e nazionali per far spazio a tutti coloro che hanno cariche nelle singole associazioni che convergono e soprattutto niente quote di riserva a favore degli uni o degli altri. Occorre fare quel “coraggioso tentativo di rinunciare tutti a quote di sovranità, nell’interesse primario di quegli iscritti che con la nostra azione ci impegniamo a tutelare”. È per questo, ad esempio, che ci fa davvero piacere vedere ripristinata nelle comunicazioni a mezzo stampa la sigla UNAGRACO, per evitare i fraintendimenti inutili e dannosi che la modifica della loro denominazione in “Unione Giovani Commercialisti ed Esperti Contabili” rischiava di creare. Qualche iscritto in più non vale l’interesse generale dei giovani. Proprio perché l’UNGDCEC mira a tutelare soprattutto i giovani, torno a sottolineare che, prima di lanciarsi in progetti più ampi, bisogna in primo luogo rinunciare tutti a quote di “sovranità” ed aggregare le associazioni di Categoria che hanno anzi tutto questa missione. L’aggregazione infatti passa semplicemente attraverso la partecipazione e il diritto di parola alla “base degli iscritti” in modo che possa, democraticamente, eleggere i propri rappresentanti sia a livello locale che a livello nazionale, senza guardare chi è dottore commercialista, ragioniere o esperto contabile. Prestabilire quanti degli uni o degli altri devono necessariamente sedere nei vari organismi vista dalla base sembra una alchimia di casta che non interessa davvero a nessuno. Questa fu, da subito, la linea di disponibilità a coraggiose rinunce dell’UNGDCEC. Da altre parti, senza voler creare polemica, ce ne sono state poche e non si può oggi non chiedersi se il rilancio di idee di aggregazioni sempre più ampie rappresenti davvero la ricerca dell’interesse primario degli iscritti o la ricerca di altro. L’UNGDCEC, come sempre, lavora su obbiettivi concreti senza dimenticare che il futuro è figlio di obbiettivi ad ampissimo respiro. Quello che come UNGDCEC interessa è in primo luogo tutelare gli interessi dei giovani colleghi. Rispetto a questo obiettivo, tutto il resto è secondario ed assume rilevanza solo nella misura in cui sia capace di convergere con quello che è l’obiettivo primario. Per questo è completa la disponibilità ad ogni incontro che voglia condurre alla costruzione di una confederazione che consenta di rendere più forte la voce e più solida la presenza della categoria e in cui le istanze di chi rappresenta la maggioranza dei giovani si coniughi con quelle di chi negli anni ha lavorato per la categoria rappresentando coloro che, solo anagraficamente, giovani non lo sono più. Noi ci sono talismani per risolvere tutti i problemi della categoria, ma per contro ciò non significa che non siamo in grado di vederli. La ricetta per risolverli prevede un ingrediente indispensabile per la sua riuscita: lo spirito unione. L’idea cioè che i giovani siano prima amici che colleghi e che proprio per il fatto di essere giovani essi incarnino oggi la speranza del futuro. Sono donne e uomini che lavorano al servizio dell’economia e della crescita del Paese e che hanno affidato a noi la tutela dei loro interessi legittimi, delle loro speranze e a volte dei loro sogni. I loro sogni sono la responsabilità maggiore. I loro sogni sono anche quelli di tutta la Giunta dell’Unione. Il sogno di una categoria forte, legittimata, riconosciuta è uno di questi. Un sogno che per la Giunta tutta diventa qualcosa di più: un impegno.