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L’intensa due giorni dei civilisti italiani si è chiusa con l’approvazione, da parte dei partecipanti all’Assemblea nazionale dell’Unione nazionale delle camere civili svoltasi a Roma il 24 e 25 ottobre, di alcuni documenti che hanno riassunto le posizioni dell’Unione su alcune delle più rilevanti e dibattute questioni sul tappeto. Il primo documento ha riaffermato il giudizio complessivamente favorevole delle Camere civili sul progetto di riforma della Legge Professionale elaborato dal Consiglio nazionale Forense in collaborazione con le Associazione professionali. Passaggio delicato, ma fondamentale per innovare finalmente una professione tuttora sostanzialmente disciplinata da una normativa che data alla prima metà degli anni trenta del secolo scorso e a proposito della quale, da tempo, nessuno dubita più dell’urgenza di una completa revisione, ma sulla quale da decenni è in corso una discussione che ha sin qui visto risolversi con un nulla di fatto gli innumerevoli progetti succedutisi. L’opinione dell’Unione – formalmente ribadita anche in sede di Consiglio Forense nel corso di una riunione tenutasi lo stesso 25 ottobre – è che non sia più possibile attendere oltre e che, attraverso una responsabile presa d’atto da parte di tutte le componenti dell’Avvocatura, occorra pervenire al più presto all’approvazione di un progetto quanto più possibile condiviso da presentare al Ministro della Giustizia e alle forze politiche. Ad avviso dei civilisti il testo elaborato appare nel suo insieme positivo e meritevole quindi di approvazione potendosi dire riuscita la difficile operazione di contemperare in maniera soddisfacente le diverse esigenze su alcuni punti particolarmente qualificanti. Fra essi vanno ricordate le previsioni relative all’accesso ad una professione che abbisogno di filtri e di selezioni che assicurino preparazione teorica e tirocinio pratico e quelle finalizzate a garantire la qualità della prestazione e la continuità del processo di aggiornamento attraverso il fondamentale - e riconosciuto - apporto delle Associazioni. Senza dimenticare le disposizioni in tema di specializzazioni, intese non come riserva di esclusiva, ma come meccanismo di ulteriore qualificazione e quelle in tema di forme delle associazioni professionali e, infine, le norme sul processo disciplinare, che devono coniugare giusto rigore e necessaria partecipazione al procedimento dell’Ordine di appartenenza. Un altro documento riguarda la situazione del processo civile e il disegno di legge di riforma attualmente all’esame del Senato. A tale proposito l’assise dei civilisti non ha potuto che ribadire la propria contrarietà all’introduzione di ennesimi interventi estemporanei, frutto di una legislazione episodica ed emergenziale ed avulsi da un disegno organico ed unitario capace di porre effettivo rimedio alle gravissime e croniche disfunzioni e agli enormi ritardi che caratterizzano l’asfittico stato della giustizia italiana e di quella civile in particolare. Contrarietà è stata inoltre espressa a proposito di specifiche misure che, in assenza di tempestivi interventi correttivi al Senato, finiranno per connotare in maniera ulteriormente deteriore il negativo primato che già detiene il Paese. Fra esse, la concessione delle memorie ex art. 183 c.p.c. a discrezione del giudice e solo in presenza di gravi motivi, come se fossero tali termini (di soli, complessivi, 80 giorni) quelli che prolungano il corso pluriannuale delle cause, l’introduzione della testimonianza scritta a proposito della quale sono stati ricordati gli evidenti rischi per la genuinità di una prova assunta in assenza di un vero contraddittorio delle parti. Ferma opposizione anche all’istituzione di una sezione filtro ai ricorsi in Cassazione in assenza di specifici e qualificanti criteri, tanto sulla composizione di tale sezione, quanto sui criteri che dovrebbe essere seguiti da un collegio composto da tre magistrati chiamati sostanzialmente a decidere se la giurisprudenza della Suprema Corte debba o meno mutare, con ogni relativa conseguenza per l’effettività del diritto costituzionale di difesa. Preoccupa fortemente i civilisti anche la perdurante, mancata riduzione degli oltre 25 riti stratificatisi nell’ordinamento e l’aumento di competenza dei giudici di pace in assenza dell’indispensabile riforma dei criteri di reclutamento e dei meccanismi di formazione. L’iniziativa dell’Unione delle camere civili non ha inteso solo lanciare un monito e un accorato appello a Governo e forze politiche affinché i cantieri tuttora aperti pervengano a progetti di riforma coerenti, sistematici e strutturali, ma ha voluto compiere anche un ideale passaggio di consegne in vista dell’ormai imminente XXIX Congresso giuridico forense di metà novembre. L’occasione nella quale gli stati generali dell’Avvocatura si ritroveranno a Bologna per discutere, oltre che sul futuro di una professione in un mondo ormai profondamente cambiato, su valori e principi che sono e devono invece restare fermi ed immutati a causa della reciproca ed indissolubile valenza che li accomuna, quello di garantire l’indipendenza dell’avvocato da ogni possibile fonte di condizionamento e quello di essere effettivamente in grado di assicurare a tutti la difesa dei propri diritti.