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Formare i giovani avvocati è il presupposto imprescindibile per creare professionisti preparati. E per il buon funzionamento della giustizia. Secondo Michelina Grillo per questo occorrono sinergie tra organi forensi e lo Stato. La rapidità con cui oggi si susseguono i cambiamenti economici e sociali crea necessariamente, anche nella categoria forense una serie di problematiche cui non sempre è facile fornire risposte adeguate . Tema cruciale da affrontare è oggi quello dell’accesso alla professione dei giovani avvocati, sempre più numerosi, e al contempo, con minori possibilità lavorative. Un tema su cui l’avvocatura si confronta da anni per dare adeguate risposte. A fare il punto della situazione è Michelina Grillo, avvocato bolognese di lungo corso, con alle spalle una serie dì incarichi ai più alti livelli degli organi associativi forensi, tra cui dal 2003 al 2008, quello di presidente dell’Oua.
Domanda. Quali le soluzioni proposte in merito all’avvocatura?
Risposta. Le proposte di riforma puntano sulla valorizzazione della preparazione e sulla serietà e obbiettività del processo di selezione. Un accesso indiscriminato ed eccessivamente facilitato, come taluno vorrebbe, è un danno perché alimenta nei giovani l’illusione dì una professione facile, che si può improvvisare e ancora può dare occupazione e soddisfazioni a molti. Così non è, gli spazi sono sempre più angusti, i guadagni ridotti salvi i livelli d’eccellenza, i costi per la gestione degli studi in vertiginoso e costante aumento, la concorrenza spietata. E’ un danno per la collettività, che deve poter contare su professionisti realmente preparati e motivati, che possano adeguatamente rappresentare i diritti e accompagnare con la loro consulenza lo sviluppo delle aziende in una società globale, caratterizzata da una produzione normativa dilagante». A questo proposito quanto è importante la formazione? «La formazione deve poggiare prima di tutto su un opportuno riassetto del corso di studi universitario. La riforma della laurea magistrale in giurisprudenza, elaborata qualche anno fa, è rimasta negli atenei per lo più lettera morta, senza che siano state valorizzate e attivate le innovazioni più significative, volute proprio dall’avvocatura. Deve poi proseguire per intero corso della vita professionale e poter essere articolata in base alle inclinazioni e scelte professionali dei singoli, pur per alcune materie fondamentali imprescindibili. I giovani peraltro, sono ben consapevoli della necessità dì qualificarsi sempre dì più, e si mostrano inclini a frequentare corsi e master, per accrescere la loro professionalità e offrire al cliente una maggiore competenza.
R. I consigli dell’Ordine stanno profondendo ogni energia con la collaborazione delle associazioni, per garantire la tendenziale gratuità dei corsi di formazione. Spesso sono quindi gratuiti e a volte prevedono un rimborso spese del tutto simbolico. Naturalmente il numero sempre crescente di avvocati richiede l’aumento costante dell’offerta formativa e ciò rischia di compromettere quanto sin qui si è realizzato, tenendo conto che si tratta di un sistema totalmente autogestito e finanziato dalla classe forense. Purtroppo il potere pubblico, che pure pretende di interferire pesantemente sulla normativa ordinamentale in corso di approvazione, non si è mai mostrato disponibile a farsi carico, neppure in minima parte, della formazione degli avvocati, categoria indispensabile per l’esercizio di una delle funzioni essenziali della Stato dì diritto: la giurisdizione. I problemi sinora riscontrati si potranno anche quando sarà finalmente approvato il sistema di conseguimento, verifica e mantenimento delle specializzazioni, conquista della parte più sensibile e avvertita dell’avvocatura, oggi purtroppo non ancora ufficialmente riconosciute.
D. Come si sta muovendo la categoria per promuovere questi percorsi senza gravare troppo sulle finanze dei giovani professionisti?
R. La sinergia che si è sviluppata tra ordini e associazioni forensi sta consentendo di realizzare ottimi programmi formativi, con un’offerta largamente diversificata, che spazia in tutti i campi dell’attività forense, dalla deontologia ai sistemi e alle tecniche di gestione degli studi fino ad altre discipline di interesse. Il volontariato di molti colleghi e le risorse economiche degli ordini, che derivano dai contributi annualmente versati da ogni iscritto, stanno consentendo di offrire gratuitamente, o quasi, corsi di grande qualità. Anche collaborazioni con prestigiose realtà private e pubbliche del mondo della formazione si stanno concretizzando sempre più, arricchendo in modo significativo l’offerta formativa. Per i giovani poi, quando i corsi non sono gratuiti, sempre più spesso sono previste tariffe largamente agevolate.
D. Altro tema di viva attualità tra gli avvocati è quello delle tariffe, specie dopo la liberalizzazione dovuta alla legge Bersani. Quali sono gli aspetti più controversi in materia?
R. Il dibattito oramai annoso sulle tariffe si incentra soprattutto sul mantenimento o meno delle tariffe minime e del “patto di quota lite”, che consente all’avvocato di concordare con il cliente un compenso percentuale sull’esito favorevole della lite. Le prime sono state abolite mende il secondo introdotto dalla legge Bersani, con l’esperienza sin qui maturata, ha determinato ancor più danni di quelli che l’avvocatura alla sua approvazione aveva previsto e denunciato con una stagione di grandi proteste. L’abolizione delle tariffe minime ha gravemente alterato il mercato, a danno soprattutto dei giovani avvocati, favorendo decisamente i clienti con maggiore potere contrattuale, che spesso hanno imposto tariffe al di sotto della soglia di dignità prevista dalla carta costituzionale a favore di ogni lavoratore, anche autonomo. Nessun effetto positivo ha avuto invece per i cittadini singoli, che difficilmente possono imporre a un professionista, soprattutto se affermato, il costo della prestazione. Il patto di quota lite ha svilito la prestazione professionale, rendendo l’avvocato in pratica “socio” del proprio cliente e interessato grandemente all’esito della lite, ma ancor più al suo risultato economico, alterandone e compromettendone l’obiettività e il distacco, che devono rimanere caratteristiche fondamentali della prestazione professionale di qualità.
D. Strettamente collegato a tutti questi argomenti c’è quello della previdenza. Quali i nodi crucia1i da sciogliere?
R. In sintesi possiamo dire che oggi il problema fondamentale è rappresentato dalla necessità di pervenire rapidamente alla riforma, che la Cassa forense ha già approvato al suo interno e che attende oramai da lungo tempo l’approvazione dei ministeri competenti. Si tratta di una riforma imprescindibile per garantire la sicurezza sociale e il futuro degli avvocati. Va ricordato che il sistema previdenziale delle professioni è un sistema autonomo e autogestito, che si finanzia con contributi propri dei professionisti e che nulla chiede allo Stato».