Anno V - Numero 142 - Chiuso in redazione: Giovedi 29 Luglio 2010 alle ore 15:30 archivio storico

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Ci sediamo con i commercialisti per la riforma delle professioni solo se rinunciano ai soci di capitale

Ci sediamo con i commercialisti per la riforma delle professioni solo se rinunciano ai soci di capitale

“Sì ci sediamo allo stesso tavolo della riforma ma diciamo subito no alle società di capitali”. Maurizio de Tilla, presidente dell’Oua non fa sconti a chi come  i commercialisti si schierano per “le società di professionisti con soci di capitale. E – aggiunge - nessuna apertura sulle società multidisciplinari. Su queste ultime – ammette  - non apriamo ma al limite ritengo che la compatibilità dovrebbe essere cercata con l'accordo di tutte le professioni coinvolte”. Il riferimento va a ingegneri, architetti, geologi e a tutto quel novero di professioni intellettuali secondo l'OUA messe in pericolo dalla voglia di liberalizzazione cavalcata dall'Antitrust e dall'Europa. I contatti avviati con i commercialisti sono una buona notizia ma da soli non bastano: per l'Oua bisogna chiamare al tavolo di lavoro anche notai e consulenti del lavoro. L’Oua propone l’organizzazione di  un gruppo di lavoro misto. Ma attenzione, ripete de Tilla «è importante che i commercialisti rinuncino ai soci di capitale».  De Tilla affronta poi il tema della riforma della professione forense che è stata al centro della giornata di studio della fondazione Carmignani la scorsa settimana. “Puntiamo – dice - a una fortificazione della professione, noi siamo stati danneggiati dalla Bersani che ha abbattuto i minimi tariffari intervenendo sul nostro codice deontologico laddove in caso di contrasto tra l'uno e l'altra prevede che le regole del primo siano nulle. E - incalza - ancor più ci minaccia l'Antitrust che fa un uso distorto delle regole della concorrenza a cominciare dall'ultima indagine di un mese fa che applica le regole della concorrenza alle professioni come se fossero soggetti imprenditoriali o commerciali”. La parola d’ordine di de Tilla è chiara: «Verificare cosa succede nel resto d'Europa, contrastare l'Antitrust e dare battaglia sul ruolo della libera professione che deve restare un lavoro intellettuale». Ma proprio dal Senato arrivano notizie non certo confortanti per de Tilla. Il testo unificato su cui lavorare dopo le elezioni potrebbe non contenere l’abrogazione delle norme della Bersani.  Per cui si prospetta un acceso dibattito sul punto tra la politica e le sigle dell'avvocatura visto che de Tilla dell'abrogazione della Bersani ha fatto il suo cavallo di battaglia. “Abbiamo concluso l'esame dei disegni di legge di riforma della professione forense - ha spiegato il presidente Filippo Berselli - ora tireremo le fila del discorso e ci metteremo in contatto con le varie anime dell'avvocatura per discutere di alcune modifiche migliorative che abbiamo apportato al loro testo. Deve essere chiaro però che abbiamo intenzione di portare avanti una riforma a favore degli avvocati, non contro” . Dopo le elezioni quindi ci sarà un incontro informale con Cnf, Oua, Aiga e Cassa forense  per poi esaminare e approvare un testo in sede referente. Per il resto, il testo presentato in Senato dal Cnf e ratificato da tutte le altre componenti istituzionali e associative dell'avvocatura apporta importanti modifiche in tema di accesso alla professione. Per mettere un freno alla crescita numerica di una categoria che ha già superato le 200 mila unità. L'articolato del ddl, infatti, riscrive a 360° l'esercizio della professione partendo proprio dal tirocinio per il quale è previsto un test informatico di ingresso per l'iscrizione all'apposito registro. Tirocinio che resta di 24 mesi ma che prevede la contestuale frequenza obbligatoria di corsi di formazione di almeno 250 ore complessive. Decorso il primo anno, però, al praticante sarà riconosciuto un adeguato compenso. Ma i 65 articoli del ddl si occupa anche di formazione, pubblicità e soprattutto di tutela del cittadino. Che passerà, oltre che per una prestazione professionale in regola con l'obbligo della formazione continua, per l'assicurazione obbligatoria. Il legale dovrà dotarsi infatti di una polizza sulla responsabilità civile volta a coprire anche i valori ricevuti in deposito. Per la prima volta, poi, è stata riconosciuta l'importanza delle specializzazioni. Secondo il ddl targato Cnf l'avvocato potrà fregiarsi del titolo di specialista (per esempio in diritto di famiglia, societario, tributario, penale ecc.) dopo aver seguito scuole e corsi di alta formazione di durata non inferiore a due anni e per un totale di almeno 400 ore di formazione complessive, al termine dei quali sosterrà un esame presso il Cnf, che rilascerà il titolo. Il testo prevede infine il restyling delle regole per i «processi» agli avvocati per rendere il giudice domestico più terzo e imparziale. L'attività istruttoria verrà demandata a un collegio istruttore di disciplina istituito a livello distrettuale, composto da avvocati eletti fra gli iscritti all'albo da ciascun consiglio dell'ordine circondariale. Il giudizio si svolgerà presso un collegio giudicante formato da sette componenti effettivi di cui quattro avvocati provenienti dagli Ordini del distretto e tre dal Consiglio dell'ordine al quale appartiene «l'incolpato».

 
 

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