Anno V - Numero 142 - Chiuso in redazione: Giovedi 29 Luglio 2010 alle ore 15:30 archivio storico

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I diritti fondamentali materia di studio per gli aspiranti legali
Dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo alla Carta di Nizza, i testi che gli avvocati non possono più trascurare

I diritti fondamentali materia di studio per gli aspiranti legali
Per gli avvocati più formazione nei diritti fondamentali dell’uomo, da quelli di prima generazione (come il diritto all’integrità) a quelli di quarta generazione (all’identità genetica, alla privacy, dei risparmiatori etc.). Perché i diritti fondamentali non sono proclamazioni di principio ma informano ormai la vita quotidiana dei cittadini. È questa le necessità emersa oggi nell’ambito dei lavori della Conferenza delle scuole forensi, organizzata a Roma dal Consiglio nazionale forense e dalla Scuola superiore dell’avvocatura, dal titolo “I diritti umani fondamentali nella formazione dell’avvocato”. “In questo ambito l’avvocatura, ma anche le istituzioni nazionali, devono recuperare un gap visto che il Consiglio d’Europa sin dal 1999 ha invitato gli stati europei a vigilare sull’insegnamento di questa materia nei programmi per la formazione e l’abilitazione degli operatori della giustizia. Si tratta di un dovere”, ha sottolineano il vicepresidente della Scuola, Alarico Mariani Marini. “Bisogna far passare tra gli avvocati il messaggio che questa conoscenza riguarda l’attività che gli avvocati svolgono ogni giorno. Occorre superare il muro di indifferenza”. Caso emblematico, più volte citato nei lavori, è quello della carta di Nizza o Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Approvata nel 2000, è entrata in vigore il primo gennaio scorso insieme al trattato di Lisbona che ne ha disposto il carattere vincolante. E sebbene la Carta sia già faro interpretativo delle supreme Corti, poco se ne è parlato nelle aule di giustizia.  “Molto lavoro rimane da fare per il coordinamento dei vari testi tra di loro e per l’orientamento delle Corti; ma soprattutto per la costruzione condivisa della ripartizione delle competenze e per l’impegno comune per l’effettiva osservanza dei principi di tutela ”, ha evidenziato Guido Alpa, presidente del Cnf.

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