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L’Associazione nazionale forense esprime apprezzamento per l’apertura del governo sulla riforma del processo civile; il ministro della Giustizia Angelino Alfano in commissione al Senato ha ribadito che si farà una riforma seria e il ddl non sarà blindato. Vista l’importanza e la portata della riforma, l’Anf chiede quindi un coinvolgimento nel dibattito di tutti i soggetti della giurisdizione. «Esprimiamo soddisfazione per le parole del ministro Alfano che ha dichiarato che il Ddl non sarà blindato – ha affermato il segretario Bruno Sazzini – la riforma della giustizia civile non è solo riforma del modello processuale, deve comunque vedere rispettati i principi fondamentali del giusto processo, che non vanno sacrificati per una formale celerità». Al di là di singole soluzioni condivisibili, Sazzini ha sottolineato gli aspetti che dovranno essere rivisti: «L’impianto che si va prefigurando incide fortemente la difesa, risolvendosi in limitazione dei diritti dei cittadini: da un lato si abbreviano tutti i termini a favore delle parti, si introducono testimonianze scritte assunte da moduli prestampati predisposti senza il contraddittorio delle parti, si limitano le impugnazioni, dall’altro si concede maggiore discrezionalità al soggetto giudicante. Certamente l’Anf non ignora la necessità di ridare al processo civile rapidità ed efficienza - ha continuato Sazzini – ma, per volersi fermare alle regole processuali, si potrebbe iniziare dall’unificazione dei riti e dall’omogeneità degli atti introduttivi, tutti aspetti che il progetto governativo ignora». Stupisce inoltre che un aspetto così rilevante e delicato «sia stato affrontato senza alcun preventivo dibattito con i soggetti della giurisdizione e sia arrivato in Parlamento con lo strumento di un emendamento dell’ultimo minuto ad un disegno di legge riguardante tutt’altra materia. L’avvocatura – ha concluso il segretario Anf – non può tacere che questo approccio è meramente di facciata e inidoneo alla soluzione dei problemi che paradossalmente vengono aggravati dalla compressione dei diritti di difesa e da una gestione più autoritaria del processo, sempre più spesso devoluto ad una Magistratura onoraria non sufficientemente pronta all’aumento di peso che le si vuole attribuire. Le precedenti riforme meramente processuali hanno dimostrato che questo genere di approccio è insufficiente, confidiamo pertanto che il Governo dia ascolto agli operatori per arrivare ad una vera e profonda riforma del sistema Giustizia».