Anno V - Numero 142 - Chiuso in redazione: Giovedi 29 Luglio 2010 alle ore 15:30 archivio storico

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Studi legali chiusi per sciopero
La riforma della professione forense sarà discussa a palazzo Madama il 18 marzo ma gli avvocati non si fidano

Studi legali chiusi per sciopero

Il 10 marzo i professionisti incrociano le braccia per una rapida approvazione della legge sulla riforma.  Per gli avvocati la questione è semplice: non si può aspettare all'infinito la riforma della professione forense, ora il Senato deve approvarla. Per far capire meglio il messaggio hanno indetto per il 10 marzo una giornata di astensione in tutta Italia e una manifestazione al teatro Capranica di Roma. Promotori sono l'Oua (Organismo unitario dell'avvocatura italiana), l'Unione nazionale delle camere penali e civili e l'Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e i minori. «Il progetto unitario dell'avvocatura è stato limato dalla commissione giustizia del Senato, il testo è stato licenziato a novembre» spiega Maurizio De Tilla, presidente dell'Oua. «Doveva andare in aula per l'approvazione, speravamo che entro l'estate fosse approvato sia dal Senato che dalla Camera ma il ddl non è stato ancora calendarizzato. Non si sa neanche se c'è una volontà politica di approvarlo. Il problema è urgentissimo, abbiamo 230 mila avvocati iscritti agli albi, dobbiamo fare una riforma molto rigorosa nell'accesso, nella formazione e nella titolarità della attività di avvocato». La riforma disciplina diversi aspetti, dalle tariffe minime (ripristinate) all'accesso alla professione, che diviene nel complesso più rigido. «Quel progetto» continua De Tilla «ci va bene, anche se alcune cose che avevamo indicato non sono state recepite. L'importante è che sia varato». Tra le regole eliminate ci sono la necessità di iscriversi all'albo non oltre cinque anni dopo il superamento dell'esame di avvocato e il limite di accesso a 50 anni.


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