Anno III - Numero 224 - Chiuso in redazione: Mercoledi 24 Dicembre 2008 alle ore 10:00 archivio storico

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Commercialisti protagonisti di una nuova primavera
Cinque proposte per la modernizzazione: fisco, federalismo, giustizia, professioni, controlli societari

Commercialisti protagonisti di una nuova primavera

 “Occorre mettere mano quanto prima ad una serie di interventi strutturali che consentano al nostro Paese di imboccare risolutamente la strada delle riforme. Servono interventi urgenti in materia fiscale volti alla semplificazione e razionalizzazione dell’intero sistema anche in previsione dell’avvio del federalismo fiscale; in tema di Giustizia, in particolare per la valorizzazione della conciliazione preventiva e della consulenza tecnica, quanto meno sul fronte del processo civile; occorre intervenire in tema di controlli societari e sulla informativa di bilancio e realizzare la riforma delle professioni. Senza dimenticare la necessità, per superare la attuale fase di crisi economica, di tutta una serie di misure – in particolare fiscali – per sostenere imprese e famiglie.” Lo ha detto - alla presenza di oltre 1.500 delegati in rappresentanza dei 144 Ordini territoriali e dei 107mila iscritti - il Presidente del Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, Claudio Siciliotti, alla Prima Conferenza annuale della categoria. In tema fiscale Siciliotti ha detto che “occorre semplificare e razionalizzare il sistema; la politica deve rimuovere la percezione di irrazionalità ed iniquità del prelievo, mentre la tecnica deve rimuovere la percezione di irrazionalità ed iniquità del prelievo. Serve semplificare le regole di calcolo delle basi imponibili e delle relative imposte rimuovendo tutto ciò che ha portato il diritto tributario da corpo giuridico sistematico a inestricabile e inesplicabile groviglio casistica”. Siciliotti ha poi ricordato che semplificare significa individuare gli adempimenti che presentano un costo sociale per il contribuente più elevato dell’utilità che esso produce ai soggetti delegati al controllo; e per migliorare i rapporti tra amministrazione finanziaria e intermediari fiscali serve un quadro di certezza delle scadenze fiscali, abbandonando l’annosa e svilente politica delle proroghe dell’ultimo minuto”. Siciliotti ha poi ricordato di essere un convinto sostenitore del federalismo fiscale. “Occorre fare attenzione – ha detto - perché se i vari organismi in cui si articola la struttura del nostro Paese (Stato centrale, Regioni, Enti locali) si divideranno tra chi ci guadagna e chi non ci perde, occorre chiedersi se non sia concreto il rischio di incremento della pressione fiscale complessiva: così come di una “babele fiscale” in termini di ingovernabilità del prelievo complessivo. “Il federalismo fiscale – ha proseguito - non richiede una moltiplicazione dei tributi in corrispondenza di ciascuno dei livelli in cui lo Stato federale si articola: può essere impostato secondo logiche di inversione dei flussi di cassa su imposte che possono essere disciplinate a livello centrale, salvo piccoli spazi di autonomia regionale o locale in termini di addizionali, deduzioni o esenzioni”. Siciliotti ha poi ricordato che la recente crisi dei mutui ha messo a nudo la debolezza degli attuali sistemi di controllo adottati quali standard internazionali nella grandissima parte dei Paesi del mondo. “Oggi più che mai – ha detto - si avverte l’esigenza di un organo di controllo interno che sia indipendente e composto da tecnici qualificati, piuttosto che da altri manager. La sola revisione contabile esterna non è sufficiente a garantire in modo adeguato il mercato ed i terzi. Dobbiamo valorizzare adeguatamente l’esperienza italiana del collegio sindacale e farlo non soltanto entro i confini nazionali, bensì rendendoci una volta tanto esportatori di cultura giuridica ed economica di impresa”. In tema di corporate governance delle società quotate – secondo Siciliotti - è necessario ripensare in modo radicale la disciplina concernente i limiti al cumulo degli incarichi di amministrazione e controllo, poiché quella attuale è controproducente sul fronte degli incarichi di controllo e colpevolmente lacunosa sul fronte degli incarichi di amministrazione. In tema di Giustizia, Siciliotti ha ricordato che essa non funziona a causa dell’incredibile mole di procedimenti pendenti e di un arretrato che continua ad ingigantirsi. “Occorre anzitutto – ha detto - riscoprire e valorizzare l’etica nei comportamenti individuali senza la quale non è pensabile possa esistere un sistema capace di produrre giustizia, ma soltanto un sistema che, con tempi e modi più o meno adeguati, sia capace di produrre sentenze. La nostra professione – ha detto ancora - può dare un grande contributo al Paese, nell’ottica di una riduzione delle cause civili pendenti davanti ai Tribunali e di una velocizzazione delle tempistiche processuali. In sede civile, attraverso l’introduzione dell’obbligo di esperire un preventivo tentativo di conciliazione, affidato a un professionista qualificato in ragione dell’oggetto del contendere, che può assumere automaticamente la veste di consulente tecnico del giudice nell’istante in cui il tentativo di conciliazione fallisce. Con gli automatismi si risolverebbero già in fase conciliativa numerose controversie civili e, laddove non possibile, si otterrebbe comunque una velocizzazione del processo. Un contesto possibile pare, ad esempio, quello delle cause di separazione e divorzio, larga parte delle quali verte su questioni che attengono l’accertamento delle posizioni economico-patrimoniali dei coniugi.” Sulla riforma delle professioni Siciliotti ha detto poi che la politica deve superare l’anacronistica visione del libero professionista come privilegiato, da combattere o da blandire e tutelare a seconda dei casi: il professionista è un lavoratore che concorre alla crescita culturale ed economica del Paese. Una riforma è senza dubbio necessaria, ma ciò non sarà possibile in presenza di strumentalizzazione da parte di associazioni private che avanzano rivendicazioni – il “sistema duale” - di stampo sindacale e non già finalizzate al riconoscimento di nuove professioni. Il “decreto qualifiche”, in materia di riconoscimento di queste associazioni private ne è la prova più evidente. Per questo lo abbiamo impugnato avanti al TAR del Lazio. Nelle more abbiamo accolto con favore la proposta del Ministro Alfano di procedere ad una riforma delle professioni “per comparti”. Infine Siciliotti – avanzando alcune proposte volte a superare la attuale situazione di crisi economica e finanziaria - ha ricordato che occorre privilegiare il sostegno alle piccole e medie imprese, centrali nel tessuto economico di questo Paese. “Occorre – ha detto - una rimodulazione delle limitazioni alla deducibilità degli interessi passivi dal reddito di impresa delle società di capitali; è necessario prevedere, quanto meno per il 2008 e per il 2009, franchigie di esenzione degli interessi passivi dal meccanismo di indeducibilità per importi di varie volte superiori a quelle attualmente previste. Serve ripristinare la possibilità di dedurre dal reddito di impresa gli “ammortamenti anticipati”, relativi ai nuovi acquisti di beni strumentali. L’ipotesi di una riduzione degli acconti dovuti alla scadenza del 30 novembre 2008, seppur positiva, non può, da sola determinare benefici concreti. La riduzione della misura degli acconti dovrebbe già essere a regime: l’attuale meccanismo prevede infatti acconti pari al 99% o al 100% dell’imposta potenzialmente dovuta. Ciò implica inevitabilmente, almeno in parte, una anticipazione del pagamento delle imposte addirittura rispetto al momento di conseguimento della relativa base imponibile: se infatti la seconda o unica rata di acconto deve essere versata entro la fine dell’undicesimo mese del periodo di imposta, l’acconto non dovrebbe comunque superare gli undici dodicesimi, ossia il 92% circa, dell’imposta potenzialmente dovuta”.


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