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«Da qualche settimana a questa parte ci risulta stupefacente la politica della Regione Lazio in materia sanitaria. Fino a un mesetto fa l’obiettivo principale era tagliare i piccoli ospedali, ma non si disdegnava di dare una scorciata anche ai grandi ospedali – vedi Forlanini – chiudere quelli troppo costosi e risparmiare risorse da investire sul territorio. Parole che non hanno suscitato alcuna messa in opera. Non sono stati realizzati nuovi ambulatori, né incrementate le attività di distretto tantomeno abbattute le liste d’attesa per quella diagnostica preventiva e salvavita tanto necessaria. Invece, arrivando agli ultimi 15 giorni abbiamo assistito a un cambio di rotta: si realizzeranno nuovi ospedali». È quanto ha dichiarato il segretario regionale della Fials Confsal, Gianni Romano, in risposta alle ultime esternazioni dei vertici regionali sulla realizzazione di nuovi nosocomi nel Lazio. « È il “quando si realizzeranno” che ci lascia molto perplessi. È “con quali soldi” si darà il via ai progetti che ci sconcerta e soprattutto “dove si reperiranno” le cospicue risorse per dare il via ai cantieri che ci meraviglia. Le dichiarazioni del Presidente Marrazzo sulla riapertura del San Giacomo, la messa in opera di un ospedale a Monterotondo, il raddoppio del Pertini sono belle idee del vicepresidente Montino ,ma tali rimangono – continua Romano -. Fino allo scorso anno abbiamo sentito il Presidente Commissario annunciare la realizzazione dell’Ospedale del Golfo, successivamente nella primavera passata è stata annunciata con tanto di conferenza stampa la progettazione del nuovo Policlinico del Castelli. Ma in cantiere, non vogliamo dimenticarlo, c’era pure la realizzazione del Nuovo Ospedale di Talenti. A che gioco sta giocando la Regione con la salute dei cittadini? Senza contare – aggiunge – che negli ultimi giorni si sta riparlando di sanatoria dei precari della sanità. È chiaro che la misura è colma in fatto di contraddizioni e propaganda preelettorale. Se davvero il Presidente volesse realizzare dei fatti dovrebbe avviare da subito la reinternalizzazione dei servizi in capo alle imprese cooperative, incentivare l’assunzione immediata dei precari per un risparmio delle risorse pressoché immediato e di contro – conclude Romano – impegnarsi con i manager delle aziende sanitarie a far lavorare a ritmo serrato la macchina pubblica e abbattere liste d’attesa per le prestazioni ospedaliere e quelle ambulatoriali. Allora sì che cittadini e lavoratori sentirebbero quel cambio di rotta».